Dati industriali, il canale può sbloccarne il valore nell’AI

La survey Cefriel e UCIMU rileva dati poco integrati e governance debole: per il canale ICT nuovi spazi nei servizi, nella sicurezza e nell’integrazione IT e OT.

Dati industriali, il canale può sbloccarne il valore nell’AI

Le macchine producono informazioni, ma trasformarle in decisioni, efficienza e nuovi servizi è ancora un passaggio difficile per molti costruttori.

Tra sistemi che comunicano poco, qualità dei dati disomogenea e responsabilità non definite, la distanza tra ambizione digitale e capacità operativa rimane ampia.

È proprio in questo spazio che system integrator, partner tecnologici e fornitori di servizi gestiti possono costruire una proposta per la manifattura, accompagnando le imprese nella preparazione del patrimonio informativo necessario anche all’intelligenza artificiale.

A fotografare la situazione è la survey condotta da Cefriel e UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE tra luglio e settembre 2026, alla base del paper “Maturità nella gestione del dato nell’industria delle macchine utensili”.

In base ai dati raccolti, l’88% delle aziende rispondenti si dichiara molto o abbastanza coinvolto nei temi legati ai dati aziendali. Il 77% del campione, però, ne giudica la qualità “media” o “bassa” e soltanto il 31% ha già lavorato a una strategia per valorizzarli in un’ottica di business.

Il messaggio per il canale è concreto: prima di proporre nuove applicazioni, occorre aiutare il cliente a capire quali informazioni possiede, quanto siano affidabili e come possano essere utilizzate nei processi.

Integrazione IT e OT, il primo terreno per i partner

Uno dei nodi principali riguarda il collegamento tra fabbrica e sistemi informativi. Il 62% delle imprese considera la propria infrastruttura soltanto parzialmente adeguata allo scambio automatizzato dei dati, mentre appena l’8% dichiara un’elevata integrazione tra IT e OT.

ERP, piattaforme cloud e tecnologie operative continuano quindi, in molti casi, a dialogare con difficoltà. Una frammentazione che ostacola il passaggio dalle singole sperimentazioni a un impiego continuativo delle informazioni lungo i processi industriali.

Per i system integrator, la lettura di questi risultati suggerisce un percorso commerciale che parte dall’analisi dei sistemi esistenti e arriva alla loro integrazione.

Il valore del progetto dipende dalla capacità di rendere le informazioni accessibili, coerenti e utilizzabili, collegando gli interventi tecnologici a obiettivi riconoscibili dal cliente: migliorare il collaudo, agevolare la manutenzione, rendere più efficace il service.

La governance entra nella proposta di servizio

La tecnologia, tuttavia, risolve soltanto una parte del problema. Nel 46% delle imprese l’ownership del dato non è chiaramente definita: il 23% distribuisce le responsabilità tra persone di funzioni diverse senza un coordinamento unitario e un altro 23% non dispone di alcuna figura di riferimento.

Per un partner significa confrontarsi anche con l’organizzazione del cliente: chi verifica la qualità delle informazioni, chi può modificarle e chi ne autorizza l’utilizzo?

“La governance emerge come una condizione necessaria per superare la frammentazione e collegare la gestione dei dati ai processi nei quali il lavoro manuale è ancora maggiormente diffuso, come collaudo, manutenzione e service”, afferma Enrico Annacondia, responsabile della Direzione Tecnica di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE.

In questa prospettiva, la consulenza sulla gestione dei dati può diventare parte integrante dell’offerta di canale.

Accanto all’implementazione, il partner può proporre un accompagnamento nel tempo, con verifiche sulla qualità delle informazioni e sull’effettivo funzionamento dei flussi. È una possibile evoluzione dell’offerta che emerge dalla lettura dei problemi rilevati, non una previsione di mercato contenuta nella survey.

Condividere senza perdere il controllo sul know-how

La disponibilità a collaborare lungo la filiera è elevata: l’85% delle imprese considera importante condividere informazioni in sicurezza tra costruttori, fornitori e clienti. Rimane però una barriera di fiducia. Per il 38% la protezione del know-how rappresenta l’aspetto più critico della gestione condivisa dei dati.

A questo si aggiunge il tema della sovranità: secondo il comunicato, l’88% delle imprese gestisce il controllo legale e territoriale sui propri asset digitali in modo parziale, limitato o inesistente.

“Senza regole certe su chi accede alle informazioni e per quali finalità, le aziende rischiano di rinunciare a modelli di servitizzazione ad alto margine per il timore di cedere proprietà intellettuale alla concorrenza”, commenta Nadia Scandelli, responsabile della Business Line Smart Products & Industrial Solutions di Cefriel.

Per gli operatori del canale che presidiano sicurezza e infrastrutture, questo scenario suggerisce di collegare la protezione dei dati agli obiettivi di collaborazione del cliente. Gestione degli accessi, controllo delle autorizzazioni e tracciabilità degli utilizzi possono essere affrontati come condizioni per sviluppare nuovi servizi industriali.

Preparare i dati per dare spazio all’intelligenza artificiale

Il paper propone un approccio “Data Design First”, che porta la progettazione della gestione dei dati all’inizio del percorso di trasformazione. Per il canale, significa poter avviare il confronto sull’intelligenza artificiale dalle condizioni necessarie a renderla utile nei processi aziendali.

“La tradizionale qualità meccanica e ingegneristica resta uno dei punti di forza dell’industria italiana delle macchine utensili”, osserva Alessandro Corrente, Business Development Manager di Cefriel. A questa, aggiunge, deve affiancarsi “la capacità di generare, integrare e valorizzare dati lungo l’intero ciclo di vita di macchine, prodotti e servizi”.

Il partner può rendere riconoscibile il proprio contributo: individuare un processo sul quale intervenire, mettere in ordine le informazioni necessarie e misurare il risultato ottenuto. Un percorso che dà concretezza alla proposta di AI e apre una relazione con il cliente fondata sulla conoscenza della sua attività industriale.