Il software per l’Enterprise Resource Planning (ERP) è stato sviluppato con l’obiettivo di semplificare la gestione di contabilità, acquisti, magazzino e produzione.
Tuttavia, nel tempo ha assunto un ruolo molto più strategico e oggi è il punto di raccordo dell’intero ecosistema digitale aziendale.
È qui che convergono dati, processi e applicazioni. Non solo. L’integrazione dell’ERP con CRM, Business Intelligence, piattaforme HR, sistemi MES, e-commerce e strumenti di Intelligenza Artificiale sta trasformando profondamente il modo in cui le imprese operano e prendono decisioni.
D’altro canto, la diffusione del cloud, la progressiva sostituzione dei sistemi legacy, l’accelerazione della digitalizzazione e l’esigenza di rendere più efficienti processi sempre più complessi rendono sempre più pressante la necessità di un ERP aziendale.
E magari di poterlo gestire direttamente in cloud. Questo per il canale ICT si traduce in una fonte di opportunità, caratterizzata però da nuove responsabilità: il valore non si misura più nella vendita della licenza software, bensì nella capacità di accompagnare le imprese nella trasformazione dei processi e nell’integrazione delle tecnologie.
Un mercato maturo, ma ancora in evoluzione
Il comparto del software continua a rappresentare uno dei motori della trasformazione digitale italiana.
Secondo l’Osservatorio Software & Digital Native Innovation del Politecnico di Milano, nel 2024 la filiera nazionale del software ha raggiunto un valore di 66,7 miliardi di euro, con una crescita dell’8,3% rispetto all’anno precedente, mentre per il 2025 i numeri prospettano un +5,2%, per un fatturato di 70,1 miliardi di euro.
All’interno di questo scenario, il software ERP mantiene una posizione centrale. Gli Osservatori Digital Innovation indicano che il 42% delle imprese italiane utilizza un sistema ERP, una percentuale sostanzialmente allineata alla Germania (44%) e alla Francia (47%), mentre la Spagna raggiunge il 55%. Se si considera invece la presenza di almeno un software gestionale, la diffusione arriva al 93% delle PMI italiane, confermando come questi strumenti siano ormai indispensabili per la gestione aziendale.
Il dato quantitativo, tuttavia, racconta solo una parte della storia. La vera evoluzione riguarda il modo in cui gli ERP vengono utilizzati.

Dalla gestione amministrativa all’integrazione dei processi
Nelle imprese italiane prevale ancora un utilizzo frammentato dei software gestionali. I moduli più diffusi riguardano amministrazione e contabilità, presenti nel 90% delle aziende dotate di ERP, seguiti da logistica e magazzino (65%), controllo di gestione (62%), gestione del personale (61%) e produzione e approvvigionamenti (60%).
Molte organizzazioni continuano però a gestire questi ambiti attraverso applicazioni che comunicano solo parzialmente tra loro.
Gli Osservatori del Politecnico evidenziano come questa impostazione limiti la disponibilità di dati univoci e riduca significativamente i benefici della digitalizzazione.
Anche lungo la supply chain emergono margini di miglioramento. Circa il 40% delle PMI segnala infatti un’integrazione soltanto parziale dei sistemi di pianificazione, con aziende che hanno digitalizzato singole attività senza creare un flusso continuo di informazioni.
Questa rappresenta una delle principali aree di sviluppo per il canale ICT. Le imprese cercano infatti interlocutori capaci di progettare architetture integrate, collegando ERP, CRM, sistemi produttivi, piattaforme di collaborazione e strumenti di analisi dei dati.0
Il cloud accelera la trasformazione
L’evoluzione degli ERP passa inevitabilmente attraverso il cloud. Le soluzioni Software as a Service rappresentano oggi il modello di implementazione preferito soprattutto dalle PMI, grazie alla rapidità di attivazione, ai costi distribuiti nel tempo e alla semplificazione della gestione infrastrutturale.
Secondo il Politecnico di Milano, quasi la metà delle PMI che utilizzano un gestionale dispone già di almeno un ERP in cloud.
Più in generale, circa due terzi delle piccole e medie imprese adottano almeno un servizio cloud. Nel 2025 la spesa italiana in public e hybrid cloud da parte delle PMI ha raggiunto quasi 700 milioni di euro, registrando una crescita di circa il 20% rispetto all’anno precedente.
La migrazione verso il cloud non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica. Consente aggiornamenti continui, maggiore scalabilità e una più semplice integrazione con applicazioni esterne, riducendo anche la complessità operativa per le aziende.
L’intelligenza artificiale entra nei gestionali
Il nuovo fattore di trasformazione è rappresentato dall’intelligenza artificiale. Il cloud costituisce il presupposto tecnologico indispensabile per l’adozione di modelli di AI e machine learning nei sistemi gestionali. La disponibilità di elevate capacità di elaborazione e di infrastrutture scalabili permette infatti di integrare funzionalità sempre più evolute direttamente negli ERP.
I principali vendor stanno introducendo assistenti conversazionali, automazione documentale, analisi predittive, forecasting, riconciliazioni contabili intelligenti e strumenti capaci di supportare il processo decisionale.
Nonostante il forte interesse, l’adozione procede con prudenza. Gli Osservatori del Politecnico rilevano che soltanto due PMI su dieci ritengono che il cloud abbia effettivamente facilitato l’introduzione dell’intelligenza artificiale. Molte imprese stanno ancora valutando come coniugare innovazione, sicurezza dei dati e governance delle informazioni.
La qualità del patrimonio informativo diventa quindi un elemento decisivo. L’efficacia dell’AI dipende infatti dalla disponibilità di dati completi, aggiornati e coerenti, rendendo sempre più importanti i progetti di data governance.
Le criticità non sono soltanto tecnologiche
Se le opportunità sono numerose, restano diversi elementi che rallentano l’evoluzione del mercato.
La principale criticità riguarda le competenze. Il 59% delle PMI individua nella carenza di personale qualificato e nella limitata diffusione della formazione il principale ostacolo all’adozione di sistemi ERP evoluti.
A questo si aggiungono fattori culturali. Il 44% delle imprese segnala una limitata consapevolezza del valore della trasformazione digitale sia da parte del management sia dei dipendenti, mentre il 40% considera ancora rilevanti i costi di implementazione e manutenzione.
Un’altra difficoltà riguarda la complessità dell’integrazione nei processi aziendali esistenti. Molte imprese utilizzano ancora sistemi sviluppati negli anni, spesso fortemente personalizzati, la cui sostituzione richiede una revisione dell’organizzazione interna oltre che un investimento tecnologico.

Il canale evolve verso un ruolo consulenziale
Come detto, l’evoluzione degli ERP modifica profondamente anche il ruolo dei partner ICT.
Se in passato il business era concentrato principalmente sulla vendita del software e sull’installazione iniziale, oggi il valore si sposta verso servizi ad alto contenuto consulenziale.
Le aziende chiedono supporto nella revisione dei processi, nell’integrazione applicativa, nella migrazione al cloud, nella cybersecurity e nell’adozione dell’intelligenza artificiale.
La crescente complessità degli ecosistemi digitali favorisce inoltre la diffusione dei servizi gestiti, che consentono ai partner di costruire relazioni continuative con i clienti attraverso attività di monitoraggio, aggiornamento, assistenza evolutiva e gestione delle piattaforme.
In questo scenario le competenze verticali sul prodotto rimangono importanti, ma non sono più sufficienti. Diventano determinanti la conoscenza dei processi aziendali, delle architetture cloud, dell’integrazione tramite API, della sicurezza informatica e della governance dei dati.
Un mercato destinato a crescere
Oggi il software ERP non è più uno strumento dedicato esclusivamente all’amministrazione, ma una piattaforma strategica sulla quale costruire automazione, analisi dei dati e intelligenza artificiale.
La modernizzazione delle PMI, la diffusione del cloud e la crescente domanda di sistemi integrati permettono di mantenere positive prospettive di mercato.
Nel contempo, aumenta la richiesta di partner capaci di accompagnare le imprese lungo un percorso che coinvolge tecnologia, organizzazione e competenze. Per il canale ICT è un’opportunità significativa per consolidare il proprio ruolo e creare valore (e un rapporto) duraturo per i clienti.






