Gli AI agent stanno entrando nelle aziende molto più velocemente di quanto le policy di sicurezza riescano a seguirli. E a spingere questa trasformazione non sono soltanto le grandi organizzazioni o i team di sviluppo delle enterprise.
A fotografare il fenomeno è Acronis, che attraverso la propria Threat Research Unit ha analizzato l’attività rilevata sugli endpoint protetti, mettendo in evidenza una diffusione crescente degli strumenti di AI agentica soprattutto negli ambienti delle piccole e medie imprese e degli MSP.
Il punto, per il canale ICT, non è secondario. Un chatbot produce una risposta. Un agente AI può invece aprire file, eseguire comandi, interrogare database, modificare informazioni e comunicare con applicazioni e servizi esterni.
Per reseller, system integrator e soprattutto managed service provider la conseguenza è evidente: la gestione dell’AI rischia di diventare rapidamente un nuovo capitolo dei servizi di sicurezza gestita.
Acronis: quasi un endpoint Windows su dieci usa AI agent
Secondo i dati raccolti da Acronis tra giugno e settembre 2026, circa il 9,4% dei computer Windows dotati di Acronis EDR utilizza almeno uno strumento di AI agentica.
Un dato significativo, soprattutto se confrontato con una situazione che, secondo la stessa Acronis, soltanto un anno prima era prossima allo zero.
L’analisi prende in considerazione applicazioni installate direttamente sugli endpoint, tra cui assistenti di coding, strumenti da riga di comando e applicazioni AI desktop. Non comprende invece l’utilizzo dell’intelligenza artificiale attraverso il browser. Il 9,4%, quindi, non rappresenta l’intera diffusione dell’AI nelle aziende, ma fotografa una componente particolarmente rilevante dal punto di vista della sicurezza.
Per Acronis, il passaggio dall’AI generativa all’agentic AI cambia infatti il profilo di rischio. Non si tratta più soltanto di valutare cosa un modello sia in grado di generare, ma di stabilire a quali dati, sistemi e applicazioni possa accedere e quali operazioni possa eseguire in autonomia.
Gli AI agent escono dai reparti di sviluppo
Un secondo elemento evidenziato dalla ricerca Acronis riguarda il progressivo allargamento dell’utilizzo degli AI agent oltre le tradizionali funzioni IT.
Secondo Acronis, circa il 72,7% degli strumenti osservati utilizza un’interfaccia grafica, mentre soltanto il 27,3% opera prevalentemente attraverso strumenti da riga di comando.
Il dato suggerisce che l’AI agentica non sia più confinata a sviluppatori e professionisti tecnici. Sempre più spesso viene distribuita attraverso normali applicazioni desktop, utilizzabili anche da personale amministrativo, marketing, commerciale e operativo.
Per il canale questo passaggio è particolarmente importante. Le policy pensate esclusivamente per sviluppatori, repository software e terminali non sono più sufficienti se gli stessi strumenti iniziano a essere utilizzati trasversalmente all’interno dell’organizzazione.
L’AI agentica sta quindi assumendo, nella lettura proposta da Acronis, le caratteristiche di una tecnologia orizzontale, seguendo una dinamica già vista con il cloud e con le applicazioni SaaS.
Anthropic e Microsoft concentrano oltre l’80% dell’uso
L’analisi pubblicata da Acronis mostra anche una forte concentrazione degli strumenti utilizzati.
Tra quelli rilevati, Claude Desktop rappresenta il 26,6% delle installazioni osservate, seguito da Visual Studio Code con il 18,3% e Claude Code con il 13,5%.
I prodotti Codex di OpenAI raggiungono ciascuno l’8%, mentre Microsoft Visual Studio si posiziona al 6,8% e ChatGPT al 5,7%.
Raggruppando però i dati per produttore, il quadro diventa ancora più netto. Secondo Acronis, Anthropic raggiunge il 44,8% e Microsoft il 35,4%. Insieme rappresentano quindi oltre l’80% degli strumenti agentici osservati nel campione.
OpenAI raggiunge il 13,7%, mentre gli operatori indipendenti e gli strumenti specialistici si fermano complessivamente al 5,2%.
Acronis precisa implicitamente un elemento importante nella lettura di questi dati: la posizione di Microsoft è influenzata anche dalla presenza già molto ampia di Visual Studio e Visual Studio Code negli ambienti aziendali, precedente alla diffusione delle nuove funzionalità AI.
Il vero punto critico sono le connessioni verso l’esterno
Il tema diventa più delicato quando gli agenti AI iniziano a interagire con altri sistemi.
Acronis sottolinea infatti che questi strumenti possono collegarsi a database, applicazioni aziendali, servizi Web e piattaforme esterne, ampliando progressivamente il proprio raggio d’azione.
Secondo l’analisi della società, quasi tutti gli strumenti individuati dispongono potenzialmente di capacità di connessione di questo tipo, ma soltanto il 4,9% degli endpoint osservati le avrebbe effettivamente abilitate.
La percentuale è ancora contenuta, ma è proprio questo uno dei punti sui quali Acronis richiama maggiormente l’attenzione.
Per gli MSP la governance non può limitarsi a sapere quali applicazioni siano installate. Diventa necessario conoscere quali connessioni siano state attivate, verso quali servizi, con quali privilegi e con accesso a quali informazioni.
E, soprattutto, queste configurazioni possono cambiare in tempi molto rapidi.
Gli MSP guidano l’adozione degli AI agent
Uno dei dati più interessanti della ricerca Acronis per il canale riguarda direttamente i managed service provider.
Secondo Acronis, gli MSP rappresentano il 78,2% delle aziende che utilizzano gli strumenti agentici osservati, mentre la loro quota all’interno dell’intera base clienti analizzata era pari al 68,6%.
Ancora più rilevante è il tasso di adozione.
Negli ambienti gestiti dagli MSP, Acronis rileva un’adozione del 7,9%, contro il 4,7% dei clienti seguiti da partner diretti, distributori o reseller nei quali non sono stati individuati strumenti tipici della gestione MSP.
Il dato mostra quindi un’accelerazione particolarmente forte proprio negli ambienti gestiti.
La spiegazione proposta da Acronis è legata alla stessa natura del modello MSP. Un managed service provider dispone normalmente di personale tecnico che testa nuove soluzioni e opera contemporaneamente su più clienti. L’introduzione di un nuovo strumento da parte di un singolo tecnico può quindi propagarsi rapidamente attraverso numerosi ambienti.
Un vantaggio in termini di innovazione, ma anche un possibile moltiplicatore del rischio.
Shadow AI, il nuovo shadow IT
È su questo terreno che Acronis introduce uno dei temi più rilevanti per il mercato della cybersecurity: la shadow AI.
Il fenomeno richiama quello dello shadow IT che ha accompagnato la prima fase di diffusione del cloud. Dipendenti e reparti aziendali iniziano a utilizzare nuovi strumenti prima che l’organizzazione abbia definito policy, procedure di approvazione e sistemi di controllo.
Con l’AI agentica, tuttavia, il problema può assumere una dimensione maggiore.
Un’applicazione SaaS non autorizzata può trattare dati aziendali fuori dal perimetro controllato dall’IT. Un agente AI può fare qualcosa di più: interagire autonomamente con quei dati e con i sistemi nei quali sono conservati.
La differenza è sostanziale.
Nel proprio approfondimento, Acronis richiama anche dati IBM secondo cui il 20% delle organizzazioni colpite da una violazione avrebbe registrato episodi collegati alla shadow AI, mentre il 63% delle organizzazioni compromesse non disponeva ancora di una policy strutturata di AI governance.
Il tema centrale torna quindi a essere quello della visibilità.
Per Acronis si apre un nuovo terreno per gli MSP
La lettura proposta da Acronis non è soltanto difensiva. La diffusione degli AI agent apre anche un nuovo possibile spazio di business per gli MSP.
Dopo endpoint management, EDR, XDR, backup, vulnerability management e identity security, il passo successivo potrebbe essere rappresentato dalla governance dell’intelligenza artificiale utilizzata dai clienti.
Un MSP potrebbe assumere il compito di identificare gli strumenti AI presenti negli endpoint, verificare le connessioni esterne, monitorare i privilegi utilizzati e controllare l’eventuale trasferimento di informazioni verso servizi non autorizzati.
Il modello potrebbe comprendere anche assessment periodici, definizione delle policy, classificazione degli strumenti consentiti, gestione degli accessi e controllo continuo delle configurazioni.
Il punto non sarebbe quindi bloccare l’adozione dell’intelligenza artificiale, ma permettere alle aziende di utilizzarla mantenendo controllo, visibilità e tracciabilità.
Per le PMI, dove spesso mancano competenze specialistiche interne, è proprio qui che il ruolo del partner può acquisire nuovo valore.
Acronis punta sulla visibilità della GenAI
Acronis inserisce questa evoluzione anche all’interno della propria strategia tecnologica attraverso Acronis GenAI Protection, soluzione pensata per aiutare MSP e team IT a ottenere maggiore visibilità sull’utilizzo degli strumenti di AI generativa negli endpoint e a individuare eventuali applicazioni non autorizzate.
Il messaggio che emerge dai dati della società, tuttavia, va oltre la singola piattaforma.
L’AI sta progressivamente trasformandosi da applicazione utilizzata consapevolmente dall’utente a componente software capace di agire direttamente nei processi aziendali.
Per reseller, system integrator e MSP questo significa che anche il perimetro della cybersecurity dovrà allargarsi.
Sapere quali dispositivi siano protetti non sarà più sufficiente. Bisognerà sapere anche quali agenti operano su quei dispositivi, quali dati possono raggiungere, con quali privilegi e verso quali piattaforme possono comunicare.
Ed è proprio su questo terreno che, secondo la fotografia proposta da Acronis, potrebbe nascere una nuova generazione di servizi gestiti: non fermare l’adozione degli AI agent, ma governarla.






