La trasformazione del packaging europeo non riguarda soltanto materiali, riciclo e sostenibilità.
Dietro le nuove regole comunitarie sugli imballaggi si sta aprendo una partita industriale che coinvolge automazione, tracciabilità, innovazione tecnologica e nuovi investimenti. Una partita nella quale l’Italia parte da una posizione particolarmente favorevole.
A evidenziarlo è Niccolò Querci, Managing Partner di Clearwater Italy, che individua nell’intersezione tra industria delle macchine per il confezionamento, farmaceutica, cosmetica e capacità di riciclo una combinazione difficilmente replicabile in altri Paesi europei.
La nuova normativa europea sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio, il PPWR, potrebbe infatti trasformarsi da semplice obbligo normativo in un acceleratore degli investimenti lungo tutta la filiera.
Come osserva Querci, dietro la transizione normativa “si cela una partita molto più ampia: una trasformazione industriale” destinata potenzialmente a generare una nuova stagione di investimenti e consolidamento.
Macchine per il packaging, un primato tecnologico italiano
Uno dei punti di forza italiani è rappresentato dall’industria delle macchine per il packaging. L’Italia è, insieme alla Germania, tra i principali esportatori mondiali del settore e detiene oltre un quarto del mercato globale.
Il comparto ha raggiunto, secondo i dati riportati da Clearwater Italy, un valore di 10,5 miliardi di euro, con quasi l’80% della produzione destinata all’export.
Numeri che raccontano però soltanto una parte del fenomeno. La vera forza risiede nell’ecosistema di competenze sviluppatosi soprattutto lungo l’asse Bologna-Parma-Modena, dove costruttori, fornitori e imprese specializzate hanno costruito negli anni una filiera fortemente orientata all’innovazione.
Querci sottolinea come si sia formato “un ecosistema industriale difficilmente replicabile”, capace oggi di rispondere alle nuove esigenze di sostenibilità, tracciabilità e automazione.
Ed è proprio questo passaggio a interessare anche l’ecosistema tecnologico. La nuova generazione di impianti deve gestire materiali differenti, processi più efficienti e livelli crescenti di controllo della produzione. Il valore non risiede quindi più soltanto nella macchina, ma nella capacità di integrarla all’interno di processi industriali sempre più digitalizzati.
Automazione e tracciabilità cambiano gli impianti
Gli investimenti già registrati nel food e nel farmaceutico indicano che questa evoluzione è iniziata. Cresce la domanda di impianti capaci di lavorare materiali riciclabili, gestire packaging più complessi e migliorare l’efficienza dei processi produttivi.
Per il mercato tecnologico significa trovarsi di fronte a impianti nei quali componente meccanica e componente digitale sono sempre meno separabili.
Automazione, raccolta delle informazioni di produzione e tracciabilità diventano elementi strutturali delle nuove linee. Un’evoluzione che può creare spazio anche per partner specializzati nell’integrazione tra sistemi, macchine e infrastrutture digitali, soprattutto nelle imprese che devono aggiornare progressivamente impianti già esistenti.
Cosmetica, il packaging diventa sempre più premium
Un secondo motore della trasformazione arriva dalla cosmetica, settore nel quale l’Italia occupa una posizione di primo piano a livello europeo.
Il Paese produce oltre due terzi del make-up consumato nell’Unione Europea e rappresenta uno dei principali poli produttivi mondiali del comparto beauty. Una leadership che genera una domanda continua di confezioni ad alto valore aggiunto, nuovi materiali e soluzioni capaci di combinare design e sostenibilità.
Querci ricorda che dietro il successo internazionale della cosmetica italiana si sviluppa “una domanda costante di packaging premium, design, innovazione nei materiali e soluzioni sempre più sostenibili”.
Si crea così una filiera nella quale convivono brand owner, converter, produttori di packaging e fornitori di tecnologia, alimentando investimenti che vanno ben oltre la semplice produzione dell’imballaggio.
Il farmaceutico può diventare il vero acceleratore
È però il farmaceutico a rappresentare, secondo Clearwater Italy, uno dei driver più interessanti per i prossimi anni.
La produzione farmaceutica italiana ha raggiunto i 74 miliardi di euro, mentre le esportazioni sono cresciute di oltre il 240% nell’arco degli ultimi dieci anni. L’effetto sul mondo del packaging è diretto.
Biologici, vaccini e nuove terapie richiedono infatti contenitori sterili, siringhe preriempite, flaconi speciali, sistemi di serializzazione e tecnologie anticontraffazione.
Si tratta di applicazioni nelle quali precisione, controllo e tracciabilità assumono un peso crescente e nelle quali la componente tecnologica rappresenta una barriera all’ingresso importante.
Querci parla infatti di “segmenti caratterizzati da margini elevati, forti barriere all’ingresso e alto contenuto tecnologico”.
Il packaging farmaceutico potrebbe quindi crescere a ritmi superiori rispetto al mercato complessivo degli imballaggi, generando nuovi investimenti anche nelle tecnologie necessarie per sostenere la produzione.
Una nuova stagione di acquisizioni e aggregazioni
La trasformazione avrà tuttavia un costo. Adeguare prodotti e processi alle nuove esigenze ambientali e tecnologiche richiederà investimenti significativi e non tutte le imprese della filiera avranno dimensioni sufficienti per affrontarli autonomamente.
Da qui la possibilità di un’accelerazione dei processi di M&A e consolidamento.
Secondo Querci è probabile che il comparto entri “in una nuova fase di consolidamento, caratterizzata da acquisizioni, aggregazioni e ingresso di investitori finanziari”.
Il mercato, del resto, sta già premiando gli operatori in grado di combinare specializzazione tecnologica, dimensione internazionale e capacità di innovazione.
Una dinamica che può interessare non soltanto i produttori di packaging, ma l’intera catena dei fornitori di tecnologie chiamati a supportarne la trasformazione.
Dal vincolo normativo a un’opportunità per la filiera
Il punto centrale è quindi il modo in cui le aziende interpreteranno il cambiamento.
Il PPWR imporrà inevitabilmente adattamenti e nuovi costi, ma per l’industria italiana potrebbe contemporaneamente trasformarsi in una leva competitiva.
Macchine per il confezionamento, farmaceutica, cosmetica e know-how manifatturiero convivono infatti all’interno dello stesso sistema industriale. Pochi altri Paesi europei possono contare contemporaneamente su questi elementi.
Ed è questa combinazione a rendere particolarmente significativa la prospettiva delineata da Clearwater Italy.
Se il packaging europeo dovrà ripensare materiali, processi produttivi e tecnologie, conclude in sostanza Querci, “una parte significativa delle tecnologie, delle competenze e dei prodotti necessari per farlo potrebbe già trovarsi in Italia”.
Per l’ecosistema tecnologico il passaggio è altrettanto rilevante: più il packaging diventerà sostenibile, automatizzato e tracciabile, più la trasformazione delle fabbriche richiederà competenze capaci di collegare macchine, processi e tecnologie digitali. Ed è proprio in questo spazio che anche system integrator e partner tecnologici possono trovare nuove opportunità.






