Acronis: AI e automazione ridisegnano la cyber resilience IT

Phishing più credibile, attacchi su Teams e pressione NIS2: per Denis Cassinerio l’automazione è la leva per una sicurezza più resiliente e scalabile nel canale.

Acronis: AI e automazione ridisegnano la cyber resilience IT

L’intelligenza artificiale sta accelerando tanto le capacità degli attaccanti quanto l’evoluzione degli strumenti di difesa.

Per aziende, Managed Service Provider e operatori del canale IT, la questione non riguarda solo la prevenzione degli incidenti, ma la possibilità di mantenere operative infrastrutture, applicazioni e processi anche durante un attacco.

È su questo passaggio dalla cybersecurity tradizionale alla cyber resilience che si concentra Denis Cassinerio, Senior Director & General Manager South EMEA di Acronis. «Il concetto tradizionale di cybersecurity non è più sufficiente: è indispensabile la cyber resilienza», afferma il manager, sottolineando come automazione e strumenti generativi rendano le minacce più rapide, sofisticate e personalizzate.

Acronis: AI e automazione ridisegnano la cyber resilience IT
Denis Cassinerio, Senior Director & General Manager South EMEA di Acronis

La continuità operativa diventa il vero obiettivo

La resilienza modifica la prospettiva con cui le organizzazioni affrontano il rischio informatico.

Proteggere il perimetro resta necessario, ma non è più sufficiente in ambienti distribuiti, basati sul cloud e caratterizzati da una crescente dipendenza dai servizi digitali.

«Non si tratta solo di prevenire gli attacchi, ma di assicurare che servizi, infrastrutture e processi aziendali continuino a funzionare anche in presenza di minacce», spiega Cassinerio.

Un’impostazione che coinvolge direttamente anche i partner tecnologici, chiamati a integrare sicurezza, backup, disaster recovery e monitoraggio continuo all’interno di un’unica strategia.

Le normative europee e nazionali stanno contribuendo ad accelerare questa trasformazione.

Gli obblighi di gestione del rischio e continuità operativa spingono infatti le imprese verso modelli più strutturati, aumentando contemporaneamente la richiesta di competenze specialistiche e servizi gestiti.

Il phishing cresce e diventa più credibile

Il fattore umano continua a rappresentare uno dei principali punti di ingresso.

Secondo i dati richiamati da Acronis, gli attacchi rivolti agli utenti finali sono aumentati di circa il 20%, mentre quelli indirizzati alle organizzazioni hanno registrato una crescita del 16%.

Nell’ambito della posta elettronica, circa l’83% delle minacce sarebbe riconducibile a phishing o contenuti malevoli distribuiti tramite email.

L’intelligenza artificiale generativa migliora inoltre la qualità linguistica dei messaggi fraudolenti, eliminando molti degli errori che in passato permettevano di riconoscere rapidamente un tentativo di truffa.

«I messaggi sono sempre più personalizzati, credibili e difficili da distinguere dalle comunicazioni legittime», osserva Cassinerio.

La formazione degli utenti rimane quindi essenziale, ma deve essere accompagnata da sistemi capaci di analizzare automaticamente comportamenti, contenuti e anomalie.

Le minacce si spostano su Teams e SharePoint

La posta elettronica non è più l’unico terreno privilegiato dagli attaccanti.

Le piattaforme collaborative vengono utilizzate quotidianamente per scambiare documenti, link e informazioni riservate, ma spesso non ricevono lo stesso livello di protezione riservato alle caselle email.

Gli attacchi veicolati attraverso strumenti come Microsoft Teams, secondo quanto riportato da Acronis, sarebbero passati dal 12% al 31% nell’arco di un anno.

Teams, SharePoint e OneDrive diventano così nuove superfici di attacco, anche perché percepite dagli utenti come ambienti aziendali implicitamente affidabili.

«Molte organizzazioni investono nella protezione delle email, ma trascurano le applicazioni collaborative», evidenzia Cassinerio.

Per il canale si apre quindi uno spazio di intervento che comprende backup dei dati cloud, controllo degli accessi, rilevamento delle anomalie e protezione dei contenuti condivisi.

L’automazione amplia le capacità degli specialisti

L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un rischio da governare.

Può anche diventare uno strumento per ridurre i tempi di rilevamento e risposta, automatizzando le operazioni più ripetitive e alleggerendo il carico dei team di sicurezza.

«L’automazione intelligente non sostituisce il ruolo degli specialisti, ma ne amplifica le capacità», precisa Cassinerio.

Il valore dell’AI risiede nella possibilità di classificare gli eventi, correlare grandi quantità di dati, isolare i sistemi compromessi e proporre interventi correttivi in tempi difficilmente compatibili con una gestione esclusivamente manuale.

Per MSP e fornitori di servizi gestiti, questo modello può contribuire a superare uno dei principali limiti del mercato: la scarsità di competenze.

Automatizzare le attività a basso valore aggiunto permette infatti alle risorse specializzate di concentrarsi su analisi, governance, gestione delle eccezioni e relazione con il cliente.

Dalle query tecniche al linguaggio naturale

Acronis sta applicando l’intelligenza artificiale anche allo sviluppo dei prodotti e ai processi interni. L’azienda riferisce che il tempo necessario per trasformare un’idea in un prototipo software si è ridotto da alcuni mesi a pochi giorni, con incrementi di produttività nello sviluppo applicativo fino a dieci volte.

Sul piano della sicurezza, l’evoluzione riguarda sistemi capaci di identificare autonomamente una minaccia, isolare una macchina compromessa e interagire con gli operatori attraverso il linguaggio naturale.

«L’interazione non passa più necessariamente dalla scrittura di codice o query tecniche», spiega Cassinerio.

Questo può rendere più accessibile la gestione degli incidenti, ma non elimina la necessità di regole, autorizzazioni e procedure predefinite che stabiliscano quali azioni possano essere eseguite automaticamente.

NIS2 e costi operativi spingono i servizi gestiti

L’automazione assume anche una valenza economica. In un contesto caratterizzato dall’aumento dei costi energetici e dalla pressione sui margini, la semplice riduzione della spesa tecnologica rischia di non essere sufficiente.

Occorre intervenire sui processi, riducendo attività manuali, duplicazioni e tempi di gestione.

«La vera leva competitiva sarà l’automazione, capace di ridurre i costi operativi mantenendo elevati livelli di sicurezza e conformità», afferma Cassinerio.

Anche la NIS2 sta aumentando l’attenzione delle imprese verso la sicurezza e la responsabilità dei vertici aziendali. Molte organizzazioni, tuttavia, sono ancora impegnate nelle attività di assessment e adeguamento.

Per reseller, system integrator e MSP, la compliance può quindi diventare il punto di partenza per proporre servizi continuativi di monitoraggio, protezione e rendicontazione, evitando che il rapporto con il cliente si esaurisca nella vendita di singole tecnologie.

Manifattura e sovranità del dato aprono nuovi spazi

Tra i comparti più interessati dalla crescita degli investimenti figura il manifatturiero. Negli ambienti industriali, infatti, l’impatto di un incidente non si misura soltanto nella perdita di dati, ma nel blocco della produzione, nei ritardi delle consegne e nei costi generati da un fermo macchina.

«In fabbrica la sicurezza riguarda soprattutto la capacità di garantire la continuità della produzione», sottolinea Cassinerio.

La protezione degli ambienti OT richiede però competenze specifiche, integrazione con sistemi legacy e soluzioni che non interferiscano con i processi industriali.

A questa domanda si affianca quella relativa alla sovranità del dato. La possibilità di mantenere informazioni e servizi all’interno di infrastrutture locali e conformi ai requisiti normativi sta assumendo un peso crescente nelle decisioni IT.

In questo scenario, la combinazione tra cyber resilience, automazione e controllo dei dati può diventare uno dei principali terreni di sviluppo per il canale nei prossimi anni.