VEM Sistemi, 40 anni di innovazione nelle infrastrutture IT

Tra nuove alleanze, data center sostenibili e infrastrutture IT, VEM Sistemi rafforza le competenze e punta su crescita, sicurezza e centralità della persona.

infrastrutture IT

Per festeggiare i suoi 40 anni, VEM Sistemi ha organizzato per clienti e partner il VEM Anniversary, evento tenuto nel Museo San Domenico di Forlì e occasione per presentare le tecnologie più recenti del marchio, per la progettazione e la gestione delle infrastrutture IT delle aziende.

Sono saliti sul palco le istituzioni – il Sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, il Presidente di Confindustria Romagna Mario Riciputi e il Presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale – e Stefano Bossi, CEO & GM VEM Sistemi. Hanno partecipato anche Beppe Severgnini, giornalista e saggista, Emanuela Girardi, divulgatrice scientifica, fondatrice e Presidente di Pop AI, Presidente ADRA, Agostino Santoni, Senior Vice President of Cisco Southern Europe, Gianluigi Castelli, Direttore DEVO Lab, SDA Bocconi, Davide Zardo, Presidente e AD Schneider Electric Italia, e Maria Vittoria Baravelli, Art and Photography Curator, autrice e docente.

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Una crescita organica

Stefano Bossi
La crescita di VEM è stata organica, senza acquisizioni, sostenuta da investimenti costanti in infrastrutture IT, tecnologie e persone. Nell’ultimo decennio l’organico è passato da 170 a 450 persone e sono stati investiti 28,5 milioni di euro in formazione, ricerca e sviluppo e tecnologie di laboratorio. Gli specialisti hanno conseguito oltre 2.500 certificazioni, gli spazi di lavoro sono quasi triplicati (da 3.600 a 9.200 metri quadri), con priorità alle aree collaborative, e le sedi hanno accolto più di 6.000 studenti. Il fatturato è salito da 40 milioni di euro nel 2016 a 95 milioni nel 2025, con una stima di crescita a doppia cifra per il 2026.

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Strategie, cessioni e nuove alleanze

Durante la convention sono state delineate le strategie future del Gruppo VEM. Sul piano tecnologico è stata presentata GLASS, nuova piattaforma proprietaria avanzata per l’observability e il monitoraggio predittivo delle infrastrutture IT. Centrali anche l’AI Governance e la sicurezza informatica applicata ai sistemi automatizzati.

Per favorire l’adozione di un modello di strategia digitale, Vem ha lanciato Cyber Security Strategy & Governance, nuova Business Unito che sarà composta da due anime:  Governance, Risk & Compliance Advisory (GRC), con un team che fornisce consulenza negli ambiti NIS2, DORA, GDPR, ISO 27001, governance, risk & compliance; e  Cybersecurity Advisory, che fornirà consulenza in ambito tecnico sui temi di risk management, resilience e cyber security.  Il Team fornirà linee guida architetturali, High Level Design e consulenza in sinergia con i colleghi del Team GRC.

Il 7 ottobre è stata annunciata la partnership con Core Stack (Gruppo Lazzari) e Green Arrow Capital, nell’ambito di un progetto da oltre un miliardo di euro per una rete di 13 data center sostenibili di medie dimensioni (circa 7 MW di calcolo e 10 MW elettrici), distribuiti in tutta Italia. VEM affiancherà Core Stack nella gestione operativa delle infrastrutture IT, garantendone continuità operativa, affidabilità e sicurezza.

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VEM Sistemi, con la controllata Certego, partecipa inoltre alla Junior Security Engineer Academy, iniziativa formativa gratuita nata con Randstad, Check Point Software ed eForHum. Il percorso intensivo, per giovani talenti, verte su difesa cibernetica, analisi delle minacce e progettazione di reti sicure, per colmare il divario di competenze digitali nella cybersecurity italiana. L’iniziativa si concluderà il 3 novembre 2026 con un Recruiting Day: colloqui mirati con i responsabili HR di VEM per l’inserimento diretto nei team dei Security Operations Center.

All’inizio del 2026 è partita l’espansione internazionale di VEM, con la costituzione di VEM D.D. a Tirana, in Albania. VEM Sistemi detiene il 70% della società, il restante 30% fa capo al partner locale e Managing Director Franz Gjeluci. La filiale potenzia il Customer-Centric Support Team, operando in sinergia con i centri NOC e SOC in Italia e con gli stessi standard operativi e qualitativi della casa madre, per garantire la continuità dei servizi IT gestiti e ampliare il supporto continuo ai clienti su scala globale.

La nuova piattaforma Agorà di VEM è pensata per governare l’intelligenza artificiale in azienda, dove spesso è entrata senza controllo, e per rispondere all’AI Act, che impone di sapere quali sistemi si usano, per cosa e con quale rischio.

Ogni progetto parte da un questionario guidato che ne definisce il profilo di rischio e blocca le pratiche vietate; se idoneo, segue un iter di approvazione tracciato. Agorà censisce strumenti e licenze, ne misura costi e valore atteso e permette di costruire la roadmap sui dati. Flessibile sul piano normativo (GDPR, ISO/IEC 42001, policy interne), offre a business, IT, compliance e acquisti un unico luogo di confronto.

AI: automatizzare il pensiero, con l’uomo al centro

A differenza delle tecnologie del passato, che automatizzavano in qualche misura il lavoro manuale, l’AI automatizza il pensiero e decide in modo autonomo. Ne derivano grandi opportunità di sviluppo e di crescita, ma anche dubbi e timori sulla sostituzione delle persone da parte delle macchine.

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Questi timori nascono anche dalla velocità del fenomeno. In passato tra un’innovazione e la successiva trascorrevano almeno dieci anni, tempo sufficiente per imparare a usarla e integrarla nel lavoro e nella vita quotidiana: è stato il caso dei personal computer, Internet, telefonia mobile, smartphone, social media e cloud.

L’AI è arrivata in modo rapidissimo e dirompente: introdotta a fine 2022, in meno di quattro anni si è evoluta in AI generativa, agenti AI e AI fisica integrata in macchine e robot umanoidi.

Tali pervasività e potenza suggeriscono la necessità di limiti e regole, ma l’evoluzione è così veloce che norme e regolamenti, una volta promulgati, risultano già superati. Scrivere una regolamentazione, opera di esseri umani, richiede troppo tempo per stare al passo con l’AI.

Resta quindi fondamentale che ogni implementazione metta al centro l’essere umano, principio particolarmente sentito in Europa.

Conta anche l’uso consapevole. Risposte e azioni degli agenti AI non sono infallibili al 100% e vanno verificate, soprattutto in casi e ambienti sensibili.

L’intelligenza artificiale è e resta uno strumento potentissimo, ma sviluppato dall’uomo, che lo controlla e ne è responsabile. Deve aumentare le nostre capacità cognitive, non sostituirsi a noi.

Agostino Santoni

Agostino Santoni
L’intelligenza artificiale non ha bisogno solo di dati ma anche di banda Internet, dato che le comunicazioni sono fatte via web. Questo è ancora più vero con gli agenti AI, che accedono alla rete in maniera pressoché continua, con tassi di occupazione della linea molto elevati, nettamente superiori a quelli dell’AI generativa e circa 450 volte superiori a quelli di un essere umano. Una tale occupazione di banda va moltiplicata per il numero di agenti AI attivi nel mondo, oggi milioni, domani miliardi.

Cloud e sovranità digitale: l’Europa tra Stati Uniti e Cina

Il mondo è cambiato: le minacce sono aumentate, alleati storici sono diventati antagonisti e l’Europa si trova stretta tra due giganti tecnologici ed economici, Stati Uniti e Cina.

Il cloud, presentato come panacea per semplificare le procedure e ridurre i costi, ha raramente mantenuto le promesse, ma è comunque diventato una delle maggiori infrastrutture IT tecnologiche. Oggi però non è più neutrale: è in mano a poche aziende americane ed è uno strumento di pressione economica e politica.

Secondo Synergy Research Group, nel primo trimestre del 2026 il 63% dei servizi mondiali di infrastruttura cloud faceva capo ad AWS (28%), Microsoft Azure (21%) e Google Cloud (14%). Nello stesso periodo la spesa globale relativa è stata di 129 miliardi di dollari, +35% su base annua rispetto al 2025, con una previsione per il 2026 di oltre 500 miliardi. Il 70% del mercato cloud europeo è detenuto da provider statunitensi: la sovranità digitale è quindi in mani esterne all’UE.

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Gianluigi Castelli
La neutralità della rete è ormai un concetto del passato. Dal 2013, con le rivelazioni di Snowden, è chiaro che i dati sono un asset strategico per gli Stati. Nel 2018 gli USA hanno approvato il Cloud Act, per cui la giurisdizione americana segue la proprietà, non la posizione geografica dei server: l’amministrazione statunitense può accedere ai dati dei server dei provider USA senza nemmeno notificare la richiesta ai titolari. Per questa politica, nel 2020 la Corte di Giustizia europea ha annullato il Privacy Shield, l’accordo siglato con gli Stati Uniti.

Nazioni e aziende non si fidano più di affidare i dati a data center in Stati potenzialmente ostili. Nel 2025 Microsoft ha dichiarato l’EU Data Boundary, impegnandosi a memorizzare e trattare i dati dei clienti europei esclusivamente nell’UE. A gennaio 2026 AWS ha aperto a Brandeburgo l’European Sovereign Cloud, infrastruttura indipendente e separata all’interno dell’Unione Europea.

L’Italia è sovrana sui dati ma ostaggio della tecnologia: li possiede grazie al Polo Strategico Nazionale, cloud nazionale sviluppato per ospitare tutti i dati della Pubblica Amministrazione, ma l’hardware è acquistato all’estero, negli Stati Uniti e a Taiwan.

Energia e data center: la densità di potenza

Il consumo di energia elettrica cresce di continuo, per effetto dei data center per l’AI, dei veicoli elettrici e dell’elettrificazione industriale. Gestire al meglio l’energia disponibile è quindi fondamentale: Schneider Electric mette in campo per i clienti competenze e tecnologie avanzate.

Non conta solo il numero dei data center: cresce in modo netto il consumo a livello di rack. Se negli anni 2000 un rack richiedeva circa 1-1,5 kW, pochi anni dopo si è passati a 4 kW. Oggi i rack per l’AI arrivano a 150 kW e le previsioni indicano quasi 1 MW. Potenze simili, concentrate nel volume di un rack, richiedono soluzioni avanzate di alimentazione e smaltimento del calore.

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Davide Zardo
Schneider Electric, anche grazie all’acquisizione di PTC, azienda americana specializzata in software industriale e ingegneristico per la trasformazione digitale delle imprese, conosce a fondo le problematiche delle infrastrutture energetiche e del raffreddamento di impianti ad alta densità energetica. Il marchio offre soluzioni di raffreddamento complete, dall’aria al liquido.