Gli attacchi informatici non costituiscono più soltanto una minaccia per i sistemi informativi aziendali.
Nelle fabbriche connesse possono fermare le linee produttive, alterare il funzionamento degli impianti e compromettere la sicurezza di operatori e macchinari.
Una convergenza tra rischio cyber e rischio operativo che il nuovo Regolamento macchine dell’Unione europea intende affrontare in modo esplicito.
Il Regolamento UE 2023/1230 sostituirà la Direttiva macchine 2006/42/CE dal 20 gennaio 2027.
Per costruttori, utilizzatori finali, system integrator e fornitori di tecnologie per l’automazione, la scadenza introduce la necessità di integrare la cybersicurezza lungo l’intero ciclo di vita delle macchine: dalla progettazione alla messa in servizio, fino alla manutenzione.
In un’analisi firmata da Stefano Gandolfi, Marketing Manager di Omron Italy, l’azienda individua cinque passaggi con cui prepararsi al nuovo quadro normativo.
La cybersicurezza entra nella progettazione delle macchine
L’obiettivo centrale del Regolamento rimane quello di garantire che le macchine siano progettate, costruite e utilizzate in condizioni di sicurezza.
Rispetto alla precedente direttiva, tuttavia, il testo tiene conto della crescente digitalizzazione degli impianti, della connettività industriale e dell’impiego di sistemi software e di intelligenza artificiale.
Le disposizioni riguardanti digitalizzazione e cybersicurezza diventano quindi parte integrante della valutazione di conformità.
Per i costruttori non sarà sufficiente aggiungere strumenti di protezione al termine dello sviluppo: i rischi informatici dovranno essere analizzati fin dalle prime fasi del progetto, secondo una logica di security by design.
Anche gli utilizzatori dovranno conoscere meglio l’architettura delle macchine presenti negli stabilimenti, le connessioni attive e le possibili dipendenze da applicazioni, servizi remoti e infrastrutture di rete.
Nessun periodo di transizione dopo gennaio 2027
Uno degli aspetti più rilevanti per il mercato è l’assenza di un periodo di transizione tra la vecchia direttiva e il nuovo Regolamento. Dal 20 gennaio 2027 le macchine immesse sul mercato europeo dovranno risultare pienamente conformi ai nuovi requisiti.
Gli apparati dovranno essere progettati per resistere ad accessi non autorizzati e manomissioni capaci di compromettere le funzioni di sicurezza.
La protezione dovrà riguardare sia i canali digitali e le connessioni di rete sia gli accessi fisici, comprese porte USB e interfacce utilizzate per configurazione e manutenzione.
Un’attenzione specifica riguarda i sistemi di intelligenza artificiale che svolgono funzioni critiche per la sicurezza. In questi casi saranno necessarie valutazioni dei rischi più rigorose e, per alcune categorie, verifiche di conformità affidate a soggetti terzi.
Per le imprese, rimandare l’adeguamento alla fine del 2026 potrebbe quindi tradursi in ritardi, maggiori costi e difficoltà nell’ottenimento della conformità.
Un audit per individuare connessioni e vulnerabilità
Il terzo passaggio indicato da Omron consiste nella revisione delle macchine e dei sistemi già esistenti.
L’attività dovrebbe partire da un audit capace di censire gli apparati connessi, le componenti software, i sistemi adattivi e le funzioni basate sull’intelligenza artificiale.
Per i costruttori significa riesaminare progetti, architetture software, interfacce e punti di integrazione con le reti aziendali.
Gli utilizzatori finali devono invece verificare come gli impianti vengono realmente impiegati, considerando modifiche effettuate nel tempo, collegamenti temporanei diventati permanenti e componenti ormai obsolete.
L’obiettivo è identificare le lacune, classificare i sistemi in base al livello di rischio e programmare aggiornamenti, segmentazioni di rete o misure di protezione aggiuntive prima dell’entrata in vigore del Regolamento.
Questa fase apre uno spazio importante per system integrator e partner specializzati, chiamati a collegare competenze di automazione, sicurezza funzionale e cybersecurity industriale.
La conformità passa anche dalle competenze
La sicurezza di una macchina dipende anche dalle persone che la utilizzano e la mantengono.
Manuali, procedure e sistemi di protezione rischiano infatti di perdere efficacia quando operatori e manutentori non conoscono le modalità corrette di accesso, configurazione e risposta agli incidenti.
I costruttori dovranno fornire indicazioni chiare sulle misure di cybersicurezza adottate.
Le aziende utilizzatrici, parallelamente, saranno chiamate a formare operatori, supervisori e personale tecnico sulla gestione sicura delle attrezzature e sulle azioni da intraprendere in presenza di anomalie.
Il Regolamento permette inoltre di rendere disponibili online i manuali d’uso.
Le risorse digitali, però, dovranno rimanere accessibili per almeno dieci anni dall’immissione sul mercato del prodotto, imponendo ai produttori una gestione strutturata e continuativa della documentazione.
Nuove opportunità per integratori e partner di canale
L’adeguamento non riguarda una singola tecnologia, ma coinvolge progettazione meccanica, automazione, software, networking, gestione delle identità, controllo degli accessi e monitoraggio degli ambienti industriali.
Difficilmente tutte queste competenze possono essere concentrate all’interno di una sola organizzazione.
Secondo Omron, la collaborazione con fornitori e integratori dotati di esperienza nella progettazione sicura e nella conformità può rendere più semplice il percorso verso il 2027.
Per il canale si apre quindi un mercato che non si limita alla vendita di componenti.
Distributori, system integrator, società di consulenza e fornitori di servizi potranno supportare le imprese negli audit, nella modernizzazione delle architetture, nella segmentazione delle reti OT, nella formazione e nella gestione della conformità.
Il nuovo Regolamento macchine trasforma così la cybersicurezza da elemento accessorio a requisito strutturale dell’automazione industriale.
La scadenza è fissata, ma il lavoro da compiere riguarda già oggi l’intera filiera tecnologica.






