Screenshot falsi: aziende e clienti devono verificare di più

Con l’AI generativa gli screenshot possono essere falsificati con facilità. Curti di Eset invita aziende e utenti a verificare sempre prove e pagamenti online.

Screenshot falsi: aziende e clienti devono verificare di più

Uno screenshot mostra un pagamento eseguito correttamente: logo, importo, orario e stato della transazione sembrano autentici.

Eppure il denaro non arriva. È un esempio che fotografa bene un problema destinato a diventare sempre più rilevante per utenti, aziende e operatori digitali: ciò che appare credibile su uno schermo non può più essere considerato automaticamente una prova.

Gli strumenti di AI generativa e le tecniche di manipolazione delle immagini hanno infatti reso più semplice produrre schermate false ma estremamente realistiche.

Dai bonifici alle prenotazioni, fino ai post sui social media e alle chat aziendali, quasi ogni contenuto può essere ricostruito o modificato, aumentando l’esposizione delle imprese a rischi finanziari, normativi e reputazionali.

Lo screenshot non è più una prova sufficiente

Il punto centrale è distinguere tra ciò che un’immagine mostra e ciò che può essere realmente verificato.

Uno screenshot fotografa quello che appare su uno schermo, ma non certifica né l’origine dell’immagine né l’autenticità della transazione o della conversazione rappresentata.

Uno screenshot è, in fin dei conti, solo l’immagine di ciò che appare su uno schermo”, osserva Sabrina Curti, Marketing Director di Eset Italia.

Screenshot falsi: aziende e clienti devono verificare di più
Sabrina Curti, Marketing Director di Eset Italia

E aggiunge che può offrire un contesto utile, ma non consente di verificare con certezza l’origine dell’immagine o l’autenticità di ciò che viene mostrato.

Per questo il valore dello screenshot cambia. Diventa un elemento di supporto, ma non può sostituire registri originali, riferimenti di transazione, log di sistema o informazioni ottenute direttamente dal servizio coinvolto.

Dai marketplace alle false transazioni

Gli esempi possibili riguardano ormai numerosi ambiti.

Uno screenshot può simulare un pagamento su un marketplace online e convincere un venditore a spedire un prodotto mai pagato.

Può mostrare una falsa prenotazione, sostenere la richiesta di versare altro denaro per sbloccare fondi inesistenti oppure rendere più credibili truffe legate a investimenti e criptovalute.

Lo stesso meccanismo può essere utilizzato nei siti di e-commerce fraudolenti, attraverso recensioni positive costruite ad arte, oppure nei tentativi di compromissione degli account, quando alla vittima viene richiesto di condividere la schermata contenente un codice per il reset della password.

Gli screenshot sono anche uno strumento facilmente utilizzabile dai truffatori per ingannare le vittime”, sottolinea Curti, richiamando l’attenzione sulla crescente capacità delle frodi digitali di sfruttare elementi visivi apparentemente credibili.

Per le aziende aumentano costi e rischi

Il problema non riguarda soltanto i consumatori. Customer care, amministrazione, antifrode e team di pagamento ricevono quotidianamente immagini utilizzate per dimostrare un pagamento, contestare un saldo o documentare un rimborso.

Se lo screenshot è falso, l’azienda può essere indotta a riconoscere rimborsi non dovuti, concedere crediti oppure fornire beni sostitutivi.

Anche quando il tentativo di frode viene individuato, restano i costi operativi necessari per ricostruire quanto accaduto, verificando cronologie, transazioni e informazioni di consegna.

Il rischio può diventare ancora più serio negli ambienti aziendali.

Una schermata manipolata può simulare l’approvazione di un dirigente per autorizzare un pagamento urgente o ottenere la condivisione di informazioni sensibili.

“Il rischio principale è che il personale compia azioni irreversibili sulla base di informazioni mai verificate al di fuori dell’immagine stessa”, avverte Curti.

La verifica deve tornare alla fonte

La risposta passa quindi da un cambio di approccio.

Chi riceve la prova di un pagamento dovrebbe controllare direttamente il marketplace, il servizio di pagamento o il conto bancario, utilizzando l’applicazione o il sito ufficiale e non un collegamento fornito dalla controparte.

Uno screenshot può certamente contribuire alla ricostruzione di una controversia, ma dovrebbe essere accompagnato da dati verificabili come numeri di riferimento delle transazioni, email originali e registrazioni provenienti dal servizio interessato. Lo stesso principio vale per prenotazioni, fatture e rimborsi.

Uno screenshot può mostrare ciò che il mittente vuole far vedere, ma la conferma dovrebbe arrivare dall’organizzazione che avrebbe emesso quel documento”, evidenzia Curti.

Le imprese devono aggiornare i processi di verifica

Per le aziende il tema diventa anche organizzativo.

Eset invita a rivedere processi e procedure di verifica, confrontando quando necessario gli screenshot con i log dei sistemi di origine e richiedendo email o messaggi originali verificabili.

Anche i metadati e gli strumenti automatici di analisi delle immagini possono essere utili, ma devono essere considerati elementi investigativi e non prove definitive.

Diventa inoltre importante migliorare l’integrazione con sistemi terzi, così da ottenere direttamente registri finanziari e dati provenienti dalle fonti primarie.

Un ruolo importante spetta infine alla formazione dei team di customer care e HR, che devono essere messi nelle condizioni di riconoscere il rischio e soprattutto di non autorizzare operazioni irreversibili, come un rimborso, sulla base di una sola schermata.

Lo screenshot resta utile, ma non è la verità

La conclusione non è che gli screenshot debbano essere abbandonati.

Continuano a essere utili per documentare un errore, mostrare ciò che è comparso su uno schermo oppure offrire agli investigatori un primo elemento da cui partire.

“Tuttavia, dovrebbero essere trattati come materiale di supporto, non come fonte di verità”, conclude Curti.

Uno screenshot convincente può indicare dove cercare, ma la conferma deve arrivare da un sistema o da un canale indipendente che il mittente non possa controllare.