Liferay, fiducia digitale e sicurezza pesano sulle vendite online

Il Broken Trust Report 2026 di Liferay lega sicurezza percepita, UX e coerenza del sito alla fiducia degli utenti e agli effetti su conversioni e ricavi online.

Liferay, fiducia digitale e sicurezza pesano sulle vendite online

La sicurezza digitale non è più soltanto un tema tecnico, confinato ai reparti IT o alle strategie di cybersecurity.

È diventata un fattore immediatamente percepibile dall’utente e, di conseguenza, un elemento che incide direttamente sulla fiducia, sulle conversioni e sui ricavi delle aziende.

È questo il messaggio che emerge dal Liferay 2026 Broken Trust Report, lo studio che mette in relazione esperienza digitale, percezione del rischio e comportamento degli utenti online.

Secondo il report, il 75% degli utenti è disposto a rivolgersi a un concorrente per completare un acquisto o un’attività quando un sito appare poco sicuro o presenta comportamenti anomali.

Un dato che conferma quanto la fiducia digitale sia fragile e quanto le imprese debbano guardare alla sicurezza non solo come presidio infrastrutturale, ma come parte integrante della customer experience.

La fiducia si perde in pochi secondi

Nel digitale, la percezione conta quasi quanto la protezione reale.

Un certificato non valido, un caricamento incerto, un pop-up inatteso, un URL che appare diverso dal consueto o un reindirizzamento poco chiaro possono bastare per interrompere il rapporto tra utente e brand.

Il report evidenzia infatti che il 61% degli utenti dichiara che un solo momento “anomalo” riduce la fiducia nel marchio, mentre il 71% considera l’affidabilità tecnica del sito un indicatore diretto della credibilità aziendale.

La questione è particolarmente rilevante per chi opera nel commercio elettronico, nei servizi digitali, nei portali clienti e nelle piattaforme B2B. In tutti questi contesti l’esperienza online non è più una semplice interfaccia, ma il punto in cui si misura la solidità percepita dell’intera organizzazione.

I clienti sono cauti per una buona ragione”, ha dichiarato Bryan Cheung, CMO di Liferay. “Sono costantemente esposti a minacce digitali, quindi anche piccole incongruenze vengono interpretate come rischi. La fiducia si costruisce, o si perde, in pochi secondi, sulla base dei segnali che un sito trasmette”.

Liferay, fiducia digitale e sicurezza pesano sulle vendite online
Bryan Cheung, CMO di Liferay

Cybersecurity, UX e business sono ormai inseparabili

Il dato centrale del report è che sicurezza, user experience e performance economica non possono più essere trattate come ambiti separati.

La sicurezza deve essere progettata, gestita e comunicata dentro l’esperienza utente. Non basta che un sito sia tecnicamente protetto: deve anche apparire coerente, stabile, prevedibile e affidabile.

Quando un sito si comporta in modo inatteso, gli utenti reagiscono rapidamente.

Il 40% mette subito in dubbio la sicurezza, il 29% controlla con maggiore attenzione, il 28% abbandona immediatamente il sito, mentre solo il 4% continua senza esitazioni.

La soglia di tolleranza è quindi molto bassa, soprattutto in un contesto in cui phishing, frodi online e furti di credenziali sono diventati esperienze sempre più comuni.

Tra i principali segnali di rischio percepiti emergono gli avvisi di sicurezza del browser, indicati dal 39% degli intervistati, seguiti dagli URL sospetti o leggermente diversi dal solito, segnalati dal 19%, e dai pop-up inattesi, citati dal 18%.

Sono elementi apparentemente piccoli, ma sufficienti a trasformare un percorso digitale in un’esperienza percepita come rischiosa.

Gli utenti sono più consapevoli delle minacce

La maggiore attenzione degli utenti nasce da un’esposizione crescente alle minacce digitali.

Il 64% degli intervistati cita le email di phishing come principale motivo di cautela, il 49% segnala gli SMS sospetti e il 36% fa riferimento a esperienze con falsi siti di e-commerce.

Questi numeri raccontano un cambiamento importante: l’utente non è più passivo davanti all’esperienza digitale. Osserva, valuta, confronta e interpreta i segnali che riceve.

Quando qualcosa appare “fuori posto”, il 29% teme la presenza di malware, il 27% sospetta una truffa e il 24% ritiene il sito non sicuro.

Quasi la metà degli utenti, il 48%, individua nel clic su link sospetti il punto di partenza più comune delle frodi online.

Per le aziende questo significa che ogni touchpoint digitale deve essere governato con precisione. La fiducia non dipende soltanto dal brand, ma dalla somma di dettagli tecnici, grafici, comunicativi e funzionali che accompagnano la navigazione.

L’abbandono del sito diventa perdita di ricavi

Il report Liferay lega in modo diretto la percezione di insicurezza all’abbandono delle transazioni.

Il 69% degli utenti ha annullato un acquisto per timore di una truffa, mentre il 75% passerebbe a un concorrente per completare l’operazione. È qui che il tema diventa strategico anche per il canale ICT: piattaforme, portali, siti di commerce, customer portal e ambienti digitali devono essere progettati come infrastrutture di fiducia.

Il fenomeno è ancora più evidente tra gli utenti più giovani. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni, il 78% ha dichiarato di aver annullato un pagamento per timori legati alla sicurezza.

Si tratta di un pubblico digitale per definizione, ma non per questo meno prudente. Al contrario, l’abitudine all’online sembra aumentare la capacità di riconoscere comportamenti sospetti e di reagire immediatamente.

Anche i brand più noti non sono immuni. Il 91% degli utenti ritiene che marchi conosciuti possano essere imitati da siti falsi o compromessi.

La notorietà, quindi, non basta più a garantire fiducia: deve essere sostenuta da un’esperienza digitale solida, coerente e riconoscibile.

Una sfida anche per partner, system integrator e MSP

Per il mercato ICT, il messaggio è chiaro. La domanda di sicurezza non riguarda soltanto firewall, endpoint protection, identity management o monitoraggio delle minacce.

Riguarda anche la qualità complessiva dell’esperienza digitale che aziende, enti pubblici e organizzazioni offrono ai propri utenti.

Partner, system integrator, MSP e digital agency sono chiamati a lavorare su un terreno ibrido, in cui cybersecurity, sviluppo applicativo, UX design, performance, governance dei contenuti e gestione delle piattaforme devono convergere.

Il valore per il cliente finale non sta più solo nella messa in sicurezza dell’infrastruttura, ma nella capacità di costruire ambienti digitali che trasmettano fiducia fin dal primo accesso.

In questo scenario, le piattaforme di digital experience assumono un ruolo centrale. Portali clienti, intranet, siti corporate, ambienti di e-commerce e servizi self-service diventano spazi nei quali la sicurezza deve essere visibile senza essere invasiva, robusta senza generare attrito, trasparente senza creare allarme.

Coerenza e trasparenza rafforzano la relazione digitale

Il report indica alcune direttrici operative per rafforzare la fiducia. La prima riguarda la stabilità tecnica: certificati validi, assenza di avvisi di sicurezza, caricamenti corretti e continuità dell’esperienza sono elementi essenziali.

La seconda riguarda l’autenticità percepita: dominio coerente, design riconoscibile e percorsi chiari aiutano l’utente a capire di trovarsi nel posto giusto.

Particolare attenzione va posta alla fase di checkout, dove pop-up inattesi, reindirizzamenti tra domini o passaggi poco chiari possono essere interpretati come segnali di frode.

La trasparenza diventa decisiva anche quando si verifica un problema: spiegare cosa è successo, cosa è stato risolto e come l’azienda sta proteggendo l’utente può fare la differenza tra perdita di fiducia e recupero della relazione.

Il report sottolinea inoltre la necessità di adattare le soluzioni alle diverse generazioni.

Gli utenti più anziani possono essere più sensibili agli avvisi di sicurezza, mentre i più giovani tendono a reagire con rapidità a pattern percepiti come “truffaldini”.

Non esiste quindi una sola grammatica della fiducia digitale: le aziende devono progettare esperienze capaci di parlare a pubblici diversi.

La sicurezza percepita diventa vantaggio competitivo

Il Liferay 2026 Broken Trust Report fotografa una fase in cui la fiducia digitale è diventata un asset competitivo. Un sito sicuro, coerente e trasparente non riduce soltanto il rischio: migliora la relazione con l’utente, protegge le conversioni e rafforza la credibilità del brand.

Per le imprese, e per l’ecosistema ICT che le supporta, la sfida è portare la sicurezza fuori dalla sola dimensione tecnica e trasformarla in esperienza.

Ogni dettaglio dell’interfaccia, ogni messaggio, ogni percorso di navigazione e ogni scelta architetturale contribuiscono a costruire o indebolire la fiducia.

In un mercato digitale sempre più esposto a frodi, imitazioni e attacchi, apparire affidabili non è più un elemento accessorio. È parte della promessa che un’azienda fa ai propri clienti.

E, come mostra il report, quando quella promessa viene incrinata, l’utente non aspetta: chiude la pagina e cerca un’alternativa.