Lasciare un posto sicuro per costruire qualcosa di proprio.
Imparare dagli errori, delegare e creare una squadra capace di funzionare anche senza chi la guida.
Affidarsi ai dati, senza rinunciare all’esperienza e all’intuito quando arriva il momento di decidere.
E poi competenza, professionalità e credibilità, valori che diventano ancora più importanti in un mercato che corre sempre più velocemente.
È il profilo di un manager che considera il cambiamento non una minaccia, ma uno stimolo continuo a evolvere, che ai giovani suggerisce di non avere fretta e alle aziende prova a lasciare soprattutto un metodo, fatto di processi destinati a durare nel tempo.
Una visione nella quale leadership significa anche coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa.
E in cui innovare vuol dire avere una direzione, sapendo però ricalcolare il percorso quando le condizioni cambiano perché nell’ICT la parola che meglio descrive il futuro è “accelerazione”.

A raccontare questo modo di intendere impresa, management e tecnologia è Lorenzo Mariano, CEO e Founder di ProXima Distribution.
Qual è stata la decisione professionale più difficile della sua carriera e che cosa le ha insegnato su se stesso?
La decisione più difficile è stata lasciare la sicurezza di un posto fisso per diventare imprenditore. Ho sempre desiderato costruire qualcosa di mio, ma fare impresa oggi, soprattutto in Italia, significa confrontarsi ogni giorno con l’incertezza. Mi ha insegnato che sapersi adattare senza perdere di vista i propri obiettivi, è probabilmente la sfida più importante della nostra generazione
Quanto della persona che è oggi deriva dalle esperienze professionali e quanto, invece, dal suo carattere?
Credo sia un giusto equilibrio tra le due cose: le esperienze forgiano inevitabilmente il carattere. La persona che sono oggi è il risultato di sacrifici, sconfitte, momenti in cui avrei voluto mollare e della determinazione a ripartire. In fondo non conta quante volte si cade ma quante volte si trova la forza di rialzarsi
C’è un errore che, col senno di poi, considera particolarmente importante per la sua crescita manageriale?
All’inizio pensavo di dover controllare tutto io. Crescendo ho capito che un buon manager non deve essere indispensabile, ma deve costruire una squadra capace di funzionare anche senza di lui. Imparare a delegare è stato uno dei passaggi più importanti della mia crescita
Quando deve prendere una decisione complessa si affida maggiormente ai dati, all’esperienza o all’intuito?
Anche qui credo che l’equilibrio sia fondamentale. Personalmente tendo a prendere decisioni con i dati alla mano: oggi non si può fare impresa senza un’analisi costante dei trend di mercato, dei risultati di vendita e degli indicatori economici. I dati aiutano a scegliere la direzione ma esperienza e intuito restano fondamentali per interpretarli e decidere quando e come agire
Qual è la qualità che apprezza maggiormente nelle persone con cui lavora e quale comportamento, invece, fatica maggiormente ad accettare?
In una parola: professionalità. Significa lavorare con impegno, dedizione e costanza, ma anche trovare soddisfazione nel rendere felice un cliente. Fatico invece ad accettare la superficialità e la mancanza di responsabilità: credo che passione e serietà nel tempo portino quasi sempre a risultati

Un manager oggi deve essere soprattutto competente, visionario o capace di ascoltare?
Di idee è pieno il mondo e la vera sfida è saperle trasformare in risultati. Per questo credo che un manager debba essere prima di tutto competente: non ci si può improvvisare senza una profonda conoscenza del proprio lavoro. La capacità di ascolto è fondamentale ma è la competenza che permette di renderle concrete
Nel settore ICT tutto cambia molto velocemente. Lei personalmente come vive il cambiamento: come opportunità, necessità o anche come fonte di inquietudine?
Lo vivo soprattutto come un’opportunità. Sono una persona che si annoia facilmente e il cambiamento mi dà stimoli costanti, mi spinge a migliorarmi e ad affrontare nuove sfide con la stessa grinta. In un settore come l’ICT credo che sapersi evolvere sia parte integrante del lavoro
C’è una persona, incontrata nella sua carriera o nella vita privata, che ha modificato profondamente il suo modo di vedere il lavoro?
Più di una: da un professore del liceo a un ex manager, fino ad alcune relazioni personali. Siamo animali sociali e credo che ogni incontro significativo lasci qualcosa influenzando inevitabilmente il nostro modo di pensare, di lavorare e di affrontare la vita
Quando incontra un giovane all’inizio della carriera, qual è il consiglio che sente di dargli più spesso?
Di non avere fretta. Viviamo in un mondo che ci spinge a volere tutto e subito, ma crescita e competenza richiedono tempo. Come un buon vino anche una carriera ha bisogno di maturare. Il vero valore è nel viaggio e la meta spesso ne è solo la naturale conseguenza
Tolti risultati economici, crescita e quote di mercato, quale vorrebbe fosse il segno lasciato dal suo passaggio in azienda?
Mi piacerebbe lasciare un metodo. Mi appassiona creare processi che permettano all’azienda di crescere e migliorare nel tempo. Vedere che dopo dieci anni, regole e automazioni nate quando eravamo solo tre persone sono ancora parte integrante del lavoro quotidiano è per me una delle soddisfazioni più grandi.

Se fosse una tecnologia, quale sarebbe e perché?
Il GPS. Perché è importante avere una direzione ma ancora di più saper ricalcolare il percorso quando qualcosa cambia
Se fosse un’innovazione tecnologica degli ultimi cinquant’anni, quale sceglierebbe?
Internet. Ha cambiato radicalmente il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e facciamo impresa. Ha eliminato le distanze e reso accessibili opportunità che prima erano impensabili
Se fosse un oggetto presente sulla sua scrivania, quale sarebbe?
Una penna. Per quanto ami la tecnologia, continuo a prendere appunti e mettere le idee su carta
Se fosse una città, quale sarebbe quella che meglio rappresenta il suo carattere?
Amsterdam. Apparentemente tranquilla, ordinata e razionale, ma capace di diventare un po’ folle appena giri l’angolo
Se fosse un libro, un film o una canzone, quale sceglierebbe per raccontare qualcosa di sé?
The Show Must Go On dei Queen. Perché indipendentemente dalle difficoltà credo sia fondamentale trovare sempre la forza di andare avanti, reinventarsi e continuare il proprio percorso
Se fosse una qualità indispensabile per un leader, quale sarebbe?
La credibilità. Un manager può avere visione e competenza ma deve soprattutto essere coerente tra ciò che dice e ciò che fa. La fiducia delle persone si costruisce così
Se fosse un mestiere completamente diverso da quello che svolge oggi, quale le piacerebbe fare?
Mi piace molto la cucina quindi farei sicuramente il cuoco
Se fosse un momento della giornata, sarebbe l’inizio del mattino, il pieno della giornata o la sera? E perché?
L’alba è il momento della giornata che più mi piace: tutto deve ancora accadere e il mondo sembra pieno di possibilità di costruire qualcosa di nuovo
Se fosse una parola capace di descrivere il futuro dell’ICT, quale sceglierebbe?
Accelerazione. La tecnologia è sempre cambiata velocemente ma oggi la vera differenza è la velocità con cui un’innovazione ne supera un’altra. La sfida sarà riuscire a stare al passo
Se fosse possibile mandare un messaggio al manager che era vent’anni fa, che cosa gli direbbe?
Gli direi: sbaglia, rischia e non avere troppa fretta. Molte delle cose che oggi considero errori sono state le esperienze che mi hanno insegnato di più.






