Aruba HPE: Cresceranno gli investimenti su cloud e AI

È quanto emerge dalla nuova ricerca Aruba HPE, società di Hewlett Packard Enterprise (HPE), ‘Preparing for the post-pandemic workplace’.

Aruba HPE: Cresceranno gli investimenti su cloud e AI

Cresceranno gli investimenti su cloud e AI. Nei prossimi due anni l’adozione del modello network as a service nei Paesi Emea accelererà al 41% per l’impatto del Covid-19. Oltre due terzi (68%) delle aziende ha registrato un impatto sui propri dipendenti da moderato a significativo a causa della pandemia. In risposta all’emergenza Covid-19, cercando infrastrutture più agili e automatizzate per gli ambienti di lavoro ibridi, il 32% dei responsabili IT prevede di incrementare i propri investimenti per il networking basato su cloud e il 30% per quello basato su AI.

È quanto emerge dalla nuova ricerca Aruba HPE, società di Hewlett Packard Enterprise (HPE), ‘Preparing for the post-pandemic workplace’: i responsabili IT sono impegnati a rendere operativa una forza lavoro altamente distribuita e a gestire la diffusione di un workplace ibrido – un ambiente in cui le persone hanno bisogno di spostarsi per lavorare nei campus, a casa e in giro – e stanno valutando come evolvere le proprie infrastrutture di rete e abbandonare gli investimenti di capitale a favore di soluzioni che possano essere consumate ‘as a service’.

La percentuale media di servizi IT consumati su abbonamento è destinata ad accelerare fino al 41% nei prossimi due anni, passando dal 29% del totale di oggi al 41% del 2022, mentre le aziende che consumano la maggioranza (oltre il 50%) delle proprie soluzioni IT in modalità ‘as a service’ aumenteranno di circa il 74% nello stesso arco temporale.

“Di fronte alla diffusione di un workplace ibrido, ai responsabili IT è chiesto di garantire un delicato equilibrio tra flessibilità, sicurezza e convenienza economica all’edge”, dichiara Morten Illum, Vice President di Aruba, società Hewlett Packard Enterprise.Il workplace è cambiato in modo significativo e per poter supportare le nuove norme come il distanziamento sociale e le esperienze contactless, gli uffici devono essere dotati di una tecnologia che garantisca connettività, sicurezza e supporto a livello enterprise. È sempre più evidente come, per sostenere queste nuove esigenze in uno scenario finanziario difficile, i responsabili IT siano attirati dai vantaggi economici e dai minori rischi offerti da un modello su abbonamento”.

La ricerca, che ha coinvolto 2.400 responsabili IT di oltre 20 Paesi e di otto settori economici, analizza come hanno risposto alle esigenze dell’IT e del business a seguito del COVID-19, sulle decisioni di investimento e sui modelli di consumo attualmente considerati.

I responsabili IT hanno dichiarato che l’impatto del COVID-19 è stato significativo sia sui rispettivi dipendenti sia sulle decisioni per gli investimenti a breve termine sulle reti:

il 20% dice di aver registrato un impatto ‘significativo’ sul personale (cassa integrazione o licenziamenti) mentre il 48% lo ha giudicato ‘moderato’ (riduzioni temporanee in alcune funzioni) e il 23% ‘basso’ (conseguenze su pochissimi posti di lavoro).

In EMEA, Russia (27%), UAE (25%), Svezia e Francia (entrambe 24%) si sono classificate al primo posto in termini di impatto “significativo” con Spagna (13%) e Paesi Bassi (15%) notevolmente inferiori.
Il 74% ha affermato che dall’inizio della diffusione di COVID-19 ha rimandato o ritardato gli investimenti per progetti di networking e il 30% di averli cancellati del tutto.

Il più alto numero di cancellazioni di progetti è stato in Svezia (59%) e il più basso in Italia (11%), a dimostrazione della presenza di disparità significative anche tra i paesi all’interno della stessa regione, mentre il 37% degli ITDM operanti nella scuola e il 35% del settore alberghiero e dell’ospitalità ha affermato che è stato costretto ad annullare gli investimenti di rete.

Al contrario, i piani per il futuro risultano aggressivi poiché la stragrande maggioranza dei responsabili IT prevede di mantenere o incrementare i propri investimenti di rete a seguito del COVID-19 proprio per supportare le nuove necessità espresse dai dipendenti e dai clienti.

Il 38% di dei responsabili IT a livello globale aumenterà i propri investimenti nel networking cloud-based mentre il 45% lo manterrà invariato e il 15% lo ridurrà. In questo segmento è leader globale la regione Asia-Pacifico con il 45% di intervistati decisi a incrementare gli investimenti nel networking cloud-based, rispetto al 32% in EMEA e al 35% in Italia con una punta del 59% tra gli ITDM dell’India. Poiché le soluzioni cloud consentono di gestire le reti da remoto su vasta scala, queste funzioni risultano particolarmente interessanti per i team IT quando è complicato, se non impossibile, intervenire direttamente on-premises.

Gli ITDM cercano strumenti migliori per monitorare e ricavare insight dalle reti con il 34% che prevede di incrementare i propri investimenti in analytics e assurance, il 48% che intende mantenere i livelli di investimento attuali e il 15% che è intenzionato a ridurli. Questi tool permettono alle organizzazioni IT di rendere più efficiente la capacità di risolvere gli inconvenienti e ottimizzare le reti, considerando il fatto che esse sono soggette a ulteriori richieste provocate da una forza lavoro distribuita.

Vi è attenzione sulle tecnologie innovative che semplificano la vita dei team IT automatizzando le attività ripetitive. È stato rilevato che il 35% degli ITDM a livello globale abbia intenzione di incrementare gli investimenti nelle tecnologie di rete basate su AI, con la regione APAC che guida questa tendenza con il 44% e la regione EMEA e le Americhe entrambe con il 30%.

Nel disegnare i propri piani di investimento, gli ITDM prendono in considerazione modelli di consumo alternativi per raggiungere il miglior equilibrio possibile tra valore e flessibilità.

Il 50% in EMEA afferma di essere impegnato a valutare nuovi modelli su abbonamento per l’hardware e/o il software, il 51% i servizi gestiti per hardware/software chiavi in mano e il 29% il leasing finanziario – tutti come conseguenza dell’impatto del COVID-19. Questo riflette la crescente necessità di modelli più flessibili dal punto di vista finanziario all’interno di uno scenario difficile.
I modelli di networking su abbonamento risultano più popolari nell’area APAC (61%) che nelle Americhe (52%) o nella regione EMEA (50%) mentre a livello di singoli Paesi le richieste più alte si trovano in Turchia (73%), India (70%) e Cina (65%)
I più interessati a valutare il modello su abbonamento sono il settore alberghiero e ospitalità (66%), IT, tecnologico e telecomunicazioni (58%) e scuola (57%). L’impatto del COVID-19 sui comportamenti dell’IT ha provocato un desiderio mai così grande di flessibilità e prevedibilità nella spesa e di riduzione dei rischi legati ai costi di capitale anticipati.
In netto contrasto con tutto questo, solo l’8% a livello globale prevede di continuare sulla strada degli investimenti di capitale, con una proporzione superiore nei Paesi Bassi (20%), negli Stati Uniti (17%), in Spagna (16%) e in Francia (15%). Per quanto riguarda i settori economici, intende concentrarsi esclusivamente su investimenti di capitale il 15% di chi opera nel retail, nella distribuzione e nei trasporti contro il 5% dei settori scuola, IT, tecnologico e delle telecomunicazioni e il 2% del settore alberghiero e ospitalità.

“Poiché le necessità di clienti e dipendenti sono cambiate così profondamente negli ultimi mesi, non sorprende che i responsabili IT cerchino soluzioni più flessibili”, prosegue Illum. “L’esigenza di agilità e flessibilità nella gestione della rete non è mai stata tanto sentita e ora è fondamentale garantire che le aziende riducano la complessità della rete per offrire agli utenti un’esperienza sicura e senza interruzioni”.

“La pandemia ha indotto molte organizzazioni a ripensare i propri investimenti nell’infrastruttura IT per creare modelli di business agili, adattabili e adatti allo scopo. Sebbene la pandemia abbia avuto un evidente impatto negativo sui progetti in corso, la ricerca suggerisce che essa potrà anche catalizzare gli investimenti a medio termine per dare impulso alle tecnologie di rete parallelamente a un passaggio verso modelli di consumo più flessibili che limitino l’immobilizzo di capitale”, afferma.