Dietro il ruolo di Paolo Ardemagni, Vice President Southern Europe Middle East & Africa di SentinelOne, emerge un manager che ha costruito il proprio percorso mettendo insieme curiosità, determinazione, esperienza e capacità di cambiare prospettiva.
Una carriera nella quale anche gli errori hanno avuto un peso importante, soprattutto quando gli hanno fatto comprendere quanto leadership e comunicazione debbano procedere insieme.
Nel ritratto di ChannelTech, Ardemagni parla del rapporto tra dati, esperienza e intuito, del cambiamento continuo che caratterizza il mondo ICT e di ciò che consiglierebbe oggi a chi sta iniziando la propria carriera.
Ma lascia emergere anche aspetti più personali: la passione per la scoperta, il valore attribuito alla coerenza e una visione del lavoro nella quale il risultato nasce sempre dal contributo della squadra.
Tra tecnologia, leadership e qualche scelta meno prevedibile, le sue risposte raccontano quindi non soltanto il manager, ma anche la persona che sta dietro al ruolo.

Quanto della persona che è oggi deriva dalle esperienze professionali e quanto, invece, dal suo carattere?
Direi un equilibrio: il carattere è la base, la curiosità e la determinazione che mi hanno sempre contraddistinto.
Le esperienze professionali mi hanno forgiato: hanno messo alla prova quei tratti, li hanno affinati e mi hanno insegnato disciplina, resilienza e visione strategica.
C’è un errore che, col senno di poi, considera particolarmente importante per la sua crescita manageriale?
Sì, sottovalutare l’importanza della comunicazione nei primi anni da manager. Pensavo bastasse avere la strategia giusta: ho imparato che senza allineare le persone, anche la strategia migliore fallisce.
Da lì ho costruito il mio stile di leadership.

Quando deve prendere una decisione complessa, si affida maggiormente ai dati, all’esperienza o all’intuito?
Parto sempre dai dati, ma li filtro con l’esperienza. L’intuito entra in gioco quando i dati non bastano a decidere in tempo: in quei momenti mi fido di ciò che ho imparato sul campo, non di un colpo di fortuna.
Nel settore ICT tutto cambia molto velocemente. Lei personalmente come vive il cambiamento: come opportunità, necessità o anche come fonte di inquietudine?

Lo vivo soprattutto come opportunità. Il cambiamento veloce nell’ICT costringe a restare curiosi e ad aggiornarsi costantemente: chi lo teme resta indietro, chi lo cavalca trova spazi che altri non vedono ancora.
Quando incontra un giovane all’inizio della carriera, qual è il consiglio che sente di dargli più spesso?
Di essere pazienti ma affamati: sviluppare la competenza richiede tempo, ma bisogna cercare attivamente occasioni per imparare, senza aspettare che arrivino da sole. La curiosità conta più del titolo di studio.
Se fosse un’innovazione tecnologica degli ultimi cinquant’anni, quale sceglierebbe?
Internet. Ha cambiato radicalmente il modo in cui lavoriamo, comunichiamo e accediamo alla conoscenza: è la base su cui poi si sono costruite tutte le altre innovazioni che viviamo oggi, dal cloud all’AI.
Il Mobile phone ha chiuso il cerchio. Non si puo’ farne a meno ed e’ una estensione del nostro corpo.
Se fosse un libro, un film o una canzone, quale sceglierebbe per raccontare qualcosa di sé?
Sceglierei ‘On the Road’ di Jack Kerouac. Sono innamorato della cultura americana, e quel libro racconta la sete di scoperta, la libertà di esplorare senza percorsi prestabiliti: uno spirito che riconosco anche nel mio modo di affrontare la carriera.

Se fosse una qualità indispensabile per un leader, quale sarebbe?
La coerenza. Un leader deve dire e fare le stesse cose, specialmente nei momenti difficili: è quello che costruisce fiducia reale nel team, più di qualsiasi discorso motivazionale.
Oltre a ciò la passione per il mio lavoro mi governa tutto il giorno
Se fosse un mestiere completamente diverso da quello che svolge oggi, quale le piacerebbe fare?
Lo chef: preparare qualcosa che delizia e fa godere i sensi è un’arte. È come nel mio lavoro, anche in cucina si vince in team, con ruoli precisi e la stessa tensione verso l’eccellenza in ogni piatto servito.
Se fosse possibile mandare un messaggio al manager che era vent’anni fa, che cosa gli direbbe?
Gli direi di fidarsi di più del proprio istinto e di avere pazienza: molte cose che allora sembravano urgenti o decisive, col tempo si sono ridimensionate. La costanza conta più della velocità.






