La crescita dell’intelligenza artificiale, del cloud, dell’edge computing e dell’Internet of Things sta aumentando la pressione sulle infrastrutture digitali.
Agli operatori viene richiesto di mettere a disposizione più capacità, maggiore densità elaborativa e sistemi di raffreddamento più efficienti, ma costruire nuovi data center richiede tempi che spesso non coincidono con quelli del mercato.
In questo scenario il retrofit, inteso come modernizzazione delle infrastrutture esistenti, non rappresenta più una soluzione di ripiego.
Diventa una vera strategia di crescita, capace di valorizzare siti già collegati alla rete elettrica e di accelerare l’adozione delle tecnologie necessarie per sostenere i nuovi carichi di lavoro.
Secondo Andrea Faeti, Sales Director Enterprise Accounts di Vertiv Italia, una pianificazione adeguata, competenze ingegneristiche e tecnologie innovative permettono di utilizzare il retrofit per rispondere alla domanda attuale e rafforzare la resilienza futura dei data center.

Energia, autorizzazioni e costi spingono il retrofit
Uno dei principali ostacoli alla costruzione di nuovi data center è rappresentato dalla disponibilità di energia.
In alcune aree gli hyperscaler assorbono una parte rilevante della capacità della rete, rendendo difficile alimentare nuovi siti.
Intervenire su strutture già operative permette invece di sfruttare connessioni esistenti e di incrementare la capacità senza attendere la realizzazione di nuove infrastrutture energetiche.
A questo si aggiungono i lunghi iter autorizzativi, i vincoli urbanistici e ambientali e l’aumento dei costi di materiali, manodopera e apparecchiature specialistiche.
Molti data center di prima generazione stanno inoltre raggiungendo la fine del ciclo di vita dei sistemi critici, rendendo necessario l’aggiornamento di UPS, impianti elettrici, sistemi antincendio e soluzioni di raffreddamento.
Il retrofit offre anche un vantaggio ambientale, perché consente di riutilizzare edifici e infrastrutture esistenti, riducendo le emissioni associate alla costruzione di un nuovo sito.
Fino al 40% di costi in meno
Le stime riportate dalla società indicano che l’ammodernamento di un data center esistente può costare fino al 40% in meno rispetto alla realizzazione di una nuova struttura.
Il retrofit può inoltre ridurre di circa il 30% i tempi complessivi del progetto, soprattutto grazie al risparmio ottenuto nelle fasi di sviluppo del sito e predisposizione dei servizi.
L’intervento, tuttavia, non riguarda soltanto la sostituzione di componenti obsolete.
La modernizzazione può richiedere la riconfigurazione dei layout IT, l’incremento della densità dei rack e l’adeguamento degli impianti meccanici ed elettrici ai nuovi standard di resilienza ed efficienza energetica.
La complessità di lavorare su impianti attivi
Intervenire su un data center operativo presenta rischi superiori rispetto alla costruzione di un nuovo edificio. Le attività devono essere organizzate per fasi, evitando interruzioni dei servizi e garantendo alimentazione e raffreddamento anche durante i lavori.
Tra le criticità principali rientrano la mancanza di informazioni precise sulle infrastrutture esistenti, l’incompatibilità tra sistemi nuovi e precedenti e la possibilità che emergano problemi tecnici non rilevati durante la pianificazione.
Anche budget e tempistiche devono prevedere margini adeguati per affrontare ritardi nelle forniture, vincoli autorizzativi e interferenze con le attività del sito.
Diventano quindi decisive le analisi preliminari, la disponibilità di sistemi temporanei e il coinvolgimento fin dalle prime fasi di competenze elettriche, meccaniche, informatiche e impiantistiche.
Il raffreddamento liquido entra nei siti esistenti
La diffusione delle applicazioni di intelligenza artificiale sta aumentando la densità termica delle infrastrutture IT, rendendo necessario introdurre sistemi di liquid cooling anche nei data center progettati quando questi carichi non erano ancora prevedibili.
Vertiv indica come esempio la CDU Liebert XDU 070, una soluzione liquid-to-air che funziona da scambiatore di calore per il raffreddamento dei chip.
Il sistema non richiede il collegamento diretto all’impianto idrico dell’edificio e permette di utilizzare le tecnologie di raffreddamento già presenti per dissipare il calore prodotto dalle apparecchiature ad alta densità.
Le configurazioni della piattaforma Vertiv 360AI sono invece pensate per semplificare l’implementazione di infrastrutture destinate all’intelligenza artificiale, dai rack utilizzati per progetti pilota ed Edge AI fino ai data center impiegati per l’addestramento dei modelli.
Un’opportunità per system integrator e partner
La crescita del retrofit amplia il ruolo dei partner tecnologici.
System integrator, progettisti, installatori e fornitori di servizi devono essere in grado di coordinare componenti nuovi e sistemi legacy, mantenendo operativo il data center durante la trasformazione.
In questo mercato non conta soltanto la disponibilità delle tecnologie, ma anche la capacità di effettuare assessment, definire un piano di migrazione realistico e gestire l’integrazione tra alimentazione, raffreddamento, infrastruttura IT e sistemi di monitoraggio.
Soluzioni modulari e prefabbricate possono ridurre i tempi e limitare la complessità del cantiere. Vertiv SmartRun, per esempio, integra distribuzione dell’energia, condutture per il raffreddamento a liquido, contenimento dei corridoi caldi e infrastruttura di rete.
Secondo l’azienda, il sistema può essere installato con una velocità fino all’85% superiore rispetto ai tradizionali metodi costruttivi.
Crescere senza costruire da zero
Il retrofit consente agli operatori di aumentare più rapidamente la capacità, controllare gli investimenti e ridurre l’esposizione ai rischi legati alla realizzazione di nuovi siti. Il risultato dipende però dalla qualità della progettazione e dalla capacità di combinare innovazione, sostenibilità e continuità operativa.
Per il canale ICT si apre così uno spazio che va oltre la fornitura di prodotti: accompagnare il cliente nella modernizzazione delle infrastrutture, integrando competenze ingegneristiche, servizi e tecnologie adatte ai carichi di lavoro di nuova generazione.






