Marketplace responsabili se i rivenditori online non sono seri

Davide Rossi, presidente di Optime: "una sentenza che rappresenta la pietra miliare nella storia della giurisprudenza legata al mondo di internet”.

Marketplace responsabili se i rivenditori online non sono seri

Parliamo di una sentenza, non di una sentenza qualunque, che rivoluzionerà il ruolo di piattaforme come Amazon. Non si tratta di una modifica legislativa, precisa Davide Rossi, presidente di OPTIME ((Osservatorio per la Tutela del Mercato dell’Elettronica in Italia) ma, quello che testimonia la sentenza della Corte d’Appello della California sul caso Amazon potrebbe rappresentare “la pietra miliare nella storia della giurisprudenza legata al mondo di internet”. La sentenza della Corte d’Appello della California è relativa al caso di una batteria per laptop esplosa in faccia all’acquirente alcuni mesi dopo l’acquisto.

Davide Rossi, da molti anni, si occupa di mettere in chiaro le cose. La sua battaglia non è contro Amazon ma sui pochi controlli che legano Amazon alle società rivenditrici che si appoggiano al suo marketplace come intermediario.

I Marketplace online, in virtù dei molti ruoli che ricoprono nel processo di vendita e, soprattutto, della fiducia che i consumatori ripongono in essi, non possono essere considerati meri intermediari, e non possono pertanto sottrarsi alle proprie responsabilità.

Parte da qui la scelta storica che è stata fatta dai giudici californiani. “Si è deciso che Internet non è più quel mondo dove fare l’operatore di telecomunicazioni, il produttore di server, la piattaforma di intermediazione per vendita on-line siano la stessa cosa. Negli anni scorsi, il legislatore, visto il mondo incerto che era Internet, tendeva a mettere sullo stesso piano un operatore di telecomunicazioni, che non ha ovviamente nessuna responsabilità sul contenuto delle conversazioni che avvengono tra gli utenti, i produttori di server che non hanno responsabilità sull’uso che viene fatto dell’uso relativamente ai propri contenuti, e i venditori on-line che effettivamente svolgono un lavoro di intermediazione. I giudici californiani– spiega Rossi – hanno spiegato che Amazon non è il vero intermediario non è un fattorino che consegna dei prodotti che qualcuno ha ordinato da qualcun altro ma è un quasi venditore perché è Amazon il soggetto al quale l’acquirente si rivolge con fiducia quindi questo importantissimo profilo della fiducia è stato evidenziato dai giudici. In sostanza – continua – la sentenza afferma che quando c’è un soggetto che incassa quasi il 40% del valore del bene venduto, questo non può dichiarare di non essere una parte pienamente coinvolta in quella attività di vendita”.

Anche la Commissione Europea ha raccolto queste problematiche perché si rende conto che la Direttiva 31 del 2000 è obsoleta. Ma, questa sentenza, non rappresenta l’alibi dietro al quale si nasconde la necessità di una nuova legge in materia! No! Le leggi già ci sono e vanno interpretate secondo i canoni e i tempi attuali. Cosa potrebbe succedere? Secondo Rossi, certamente tutte le piattaforme, con questa sentenza, ci penseranno bene prima di accogliere terze parti inaffidabili nel proprio marketplace.

E’ indubbio che, dopo questa sentenza, i marketplace dovranno prestare maggiore attenzione affinchè ci sia una selezione più attenta dei soggetti che vendono attraverso le piattaforme perché se questi soggetti sono irreperibili o inaffidabili o vendono prodotti non adeguati, la piattaforma ne risponderà.

In secondo luogo, questa moralizzazione dovrebbe riguardare non soltanto gli aspetti di sicurezza dei prodotti, le piattaforme dovrebbero assumere anche maggiori responsabilità relativamente alla fedeltà fiscale di questi soggetti.

“Io spero che l’Italia possa essere in questo caso magari prodromica rispetto anche ad altri paesi e pensare a forme di riscossione non soltanto legate alle parti terze ma anche legate alla piattaforma che ha consentito queste parti terze di essere presente sul mercato”, dice Rossi.

Ma specifica, anche, che “non si pensi che questa selezione all’ingresso possa essere considerato uno sbarramento alla libertà di iniziativa economica e possa favorire alcuni soggetti rispetto ad altri. Anzi, sono proprio gli operatori che già sono presenti nel marketplace che richiedono serietà”, dichiara Rossi.

“Intervenire nelle sedi europee competenti è ormai un passo imprescindibile non solo a tutela dei diritti dei consumatori ma anche per garantire concretamente la leale concorrenza tra operatori. Non si pensi però che questo significhi lasciare le cose come stanno fino a quanto le nuove norme entreranno in vigore, già oggi è possibile applicare in via giurisprudenziale in Italia e in Europa i medesimi princìpi adottati dalla Corte californiana e daremo battaglia in tutte le sedi competenti affinché questo avvenga”, conclude Rossi.