L’intelligenza artificiale agentica (Agentic AI) sta entrando nei processi delle aziende più rapidamente di quanto le organizzazioni riescano ad adeguare i propri sistemi di sicurezza, rendendo l’intelligenza artificiale nelle aziende una priorità strategica per la sicurezza.
Il risultato è una nuova area di rischio. L’intelligenza artificiale nelle aziende crea agenti software, identità delle macchine e processi automatici. Questi possono accedere a dati e applicazioni senza controllo continuo. È una sfida nuova per la gestione identità.
A evidenziare il divario è il whitepaper IDC “Resilience Operations: The Discipline that Makes Readiness Provable”, voluto da Commvault.
La ricerca ha coinvolto 539 decisori IT e responsabili della resilienza in Nord America. Il 90% degli intervistati considera prioritario migliorare la gestione delle identità per l’intelligenza artificiale agentica, per affrontare i rischi introdotti da questa tecnologia.
Circa l’85% delle aziende coinvolte ha già subito almeno un incidente informatico.
Le identità non umane aumentano più velocemente dei controlli
Il problema non riguarda soltanto il numero degli agenti AI, ma anche le autorizzazioni loro assegnate.
Molte identità non umane dispongono infatti di accessi permanenti ai dati aziendali e possono essere create automaticamente in funzione delle esigenze operative.
Questa crescita potrebbe portare le identità macchina a superare rapidamente quelle umane, mettendo sotto pressione strumenti e procedure progettati originariamente per dipendenti, collaboratori e amministratori di sistema.
Il 58,7% degli intervistati ritiene necessari miglioramenti significativi, se non una revisione completa, dell’attuale modello di gestione delle identità per adeguarlo all’AI agentica.
“L’AI sta cambiando radicalmente il modo in cui le aziende operano, prendono decisioni e gestiscono il rischio”, osserva Vidya Shankaran, Field CTO di Commvault.
Secondo la manager, molti sistemi costruiti per governare le persone non sono ancora preparati. Non riescono a gestire “una popolazione crescente di agenti AI, identità macchina e flussi di lavoro autonomi”..
Accessi dinamici ancora poco diffusi
I dati più critici emergono analizzando i controlli già adottati. Soltanto il 26,7% delle imprese coinvolte nella ricerca ha implementato sistemi di accesso basati su ruoli dinamici. Questi sistemi sono progettati per adattarsi alle esigenze dell’Agentic AI e degli strumenti di analytics..
Ancora più limitata appare la preparazione al ripristino delle infrastrutture di identità.
Appena il 24,7% degli intervistati ha documentato e verificato la capacità di proteggere, individuare compromissioni e recuperare gli ambienti Active Directory ed Entra ID.
A questo si aggiunge una difficoltà organizzativa. Il 98,4% dei partecipanti ritiene migliorabile la collaborazione tra i team IT e quelli dedicati alla sicurezza, mentre quasi la metà segnala la necessità di interventi rilevanti..
Resilienza delle identità e continuità aziendale
La resilienza delle identità diventa quindi parte integrante della business continuity nell’era dell’Agentic AI, dove la gestione delle identità per l’AI agentica assume un ruolo strategico. Ripristinare dati e applicazioni può non essere sufficiente quando le credenziali, le autorizzazioni o i sistemi di autenticazione risultano compromessi.
Senza un’infrastruttura identitaria affidabile, anche un ambiente tecnicamente recuperato potrebbe non essere considerato sicuro.
Il minimum viable business resta indefinito
La ricerca mostra inoltre che il 57,7% delle aziende non ha definito completamente il proprio “minimum viable business”, ossia l’insieme minimo di sistemi, processi e funzioni necessari per continuare a servire i clienti durante un’interruzione.
Le lacune nell’orchestrazione del disaster recovery
Permangono anche lacune nell’orchestrazione del recovery, nella disponibilità di ambienti cleanroom e nella capacità di verificare preventivamente i piani di ripristino. Non basta comprare tecnologie di backup. Bisogna decidere quali attività riavviare per prime, quali dipendenze hanno e chi può accedervi. La gestione identità diventa fondamentale quando l’intelligenza artificiale aziende lavora in autonomia.
ResOps, la resilienza diventa una disciplina condivisa
Per colmare questo divario IDC individua nelle Resilience Operations, o ResOps, un possibile modello di riferimento. L’approccio punta a riunire business, cybersecurity, infrastrutture, protezione dei dati e recovery intorno a procedure condivise, verificabili e sottoposte a test periodici.
“IDC prevede che ResOps maturerà da disciplina emergente a capacità enterprise mainstream nei prossimi tre-cinque anni”, dichiara Frank Dickson, Group Vice President della practice Security & Trust di IDC.
Governance preventiva per la resilienza operativa
Le aziende che adotteranno l’intelligenza artificiale agentica e definiranno in anticipo governance, strumenti e procedure di verifica, secondo Dickson, saranno maggiormente preparate ad assorbire le interruzioni, proteggere i clienti e mantenere operative le attività in uno scenario di minacce sempre più articolato.
Per il canale cresce lo spazio per servizi integrati
Per system integrator, managed service provider e reseller, la crescita dell’intelligenza artificiale agentica nelle aziende apre un’area di intervento nella gestione delle identità che supera la tradizionale separazione tra identity management, cybersecurity e protezione del dato.
Gestione delle identità per l’AI agentica: sicurezza e controlli
Le aziende che adottano l’intelligenza artificiale avranno bisogno di assessment delle identità umane e macchina per garantire la sicurezza nell’AI agentica, revisione dei privilegi permanenti, introduzione di accessi dinamici, protezione di Active Directory ed Entra ID e test coordinati dei processi di recovery. La gestione delle identità per l’AI agentica richiederà inoltre consulenza sulla governance e sulla sicurezza delle identità, progettazione di cleanroom e definizione del minimum viable business.
Commvault ha inoltre annunciato l’IDC Cyber Readiness Assessment. Questo strumento consentirà alle organizzazioni di valutare la maturità delle capacità di protezione, rilevamento, risposta e ripristino, ottenendo un profilo personalizzato delle aree da migliorare.. La disponibilità è prevista nei prossimi mesi.
La sfida per il canale sarà trasformare queste valutazioni in progetti continuativi. Nell’era dell’Agentic AI la resilienza non può più essere verificata soltanto dopo un incidente. Deve diventare una capacità misurabile, aggiornata e provata prima che l’interruzione si verifichi..






