La cybersecurity non è più un tema riservato alle grandi aziende.
La crescita degli attacchi, la maggiore esposizione delle filiere e l’impatto delle normative stanno portando anche micro, piccole e medie imprese a interrogarsi sulla propria capacità di proteggere dati, reti e continuità operativa.
È in questo scenario che si inserisce Infosecbox, realtà nata con una missione molto precisa: rendere accessibile la sicurezza informatica H24 anche alle imprese meno strutturate.
Il cuore della proposta è Ultimate Securebox, una soluzione all-in-one pensata per completare la postura di sicurezza delle aziende attraverso funzionalità tecnologiche, servizi gestiti e soprattutto un SOC attivo 24 ore su 24.
L’obiettivo non è semplicemente mettere insieme più strumenti, ma offrire una piattaforma proprietaria, scalabile e sostenibile nei costi, capace di rispondere alle esigenze di un mercato che spesso non dispone di competenze interne specialistiche.
Dall’esperienza enterprise alla piccola impresa
L’origine del progetto nasce dalla volontà di trasferire verso il mondo delle PMI competenze e servizi tipici dell’enterprise. Fabio Rovagnati, Channel Manager di Infosecbox, lo spiega in modo diretto: “L’idea iniziale era quella di portare quella tipologia di soluzioni e servizi dall’enterprise alla media e piccola impresa”.
Il punto è decisivo, perché molte imprese di dimensioni ridotte continuano a percepire la cybersecurity come un costo, più che come un investimento necessario.
Eppure, proprio queste aziende sono sempre più esposte. Rovagnati sottolinea il cambio di prospettiva: “Se un’azienda ha bisogno di un SOC deve spendere parecchi soldi. Noi abbiamo inserito il SOC in una soluzione che va bene anche per un’impresa di piccole dimensioni e che funziona H24”.
La proposta di Infosecbox punta quindi a rendere accessibili servizi avanzati a realtà che difficilmente potrebbero dotarsi di una protezione continuativa.
Ultimate Securebox nasce per la micro e piccola impresa, ma mantiene una logica scalabile che consente di arrivare anche alla media impresa e, in alcuni casi, a installazioni molto più ampie.

Una piattaforma unica per semplificare la sicurezza
Uno degli elementi distintivi di Securebox è l’integrazione. La soluzione riunisce in un unico ambiente funzionalità che normalmente verrebbero gestite attraverso strumenti diversi: vulnerability assessment, endpoint security, dark web monitoring, formazione degli utenti, monitoraggio continuo e SOC H24.
Rovagnati chiarisce che Infosecbox non parte dall’idea di sostituire ogni elemento già presente presso il cliente, ma di completare la protezione esistente: “Non abbiamo inventato niente, abbiamo messo insieme dei pezzi che sono quelli che normalmente tutti i nostri partner utilizzano per mettere in sicurezza i loro clienti”.
La differenza sta nel modello. Tutto viene reso disponibile attraverso un unico portale e una soluzione fisica installata presso il cliente.
Securebox è infatti un micro server, una “scatola” che funge anche da sonda all’interno della rete. Questo aspetto è particolarmente coerente con il target delle piccole imprese, che spesso hanno bisogno di percepire in modo concreto ciò che viene installato e attivato.
Il canale al centro del modello
Per Infosecbox il canale non è un semplice veicolo commerciale, ma una componente essenziale della proposta. La soluzione rileva problemi, anomalie e possibili attacchi, ma il rapporto con il cliente finale resta nelle mani del partner.
È il partner a installare Securebox, a presentare il servizio, a interpretare le esigenze dell’impresa e a proporsi come interlocutore di fiducia sulla sicurezza.
Rovagnati lo evidenzia con chiarezza: “Noi le segnalazioni possiamo farle al partner e anche al cliente finale, ma essenzialmente sono loro poi che devono proporsi al cliente finale come esperti di security, con noi dietro che diamo tutto il supporto di cui hanno bisogno”.
È un passaggio importante per il mercato ICT. La sicurezza informatica, soprattutto nelle micro e piccole imprese, non si vende solo come tecnologia.
Deve essere spiegata, resa comprensibile e trasformata in un servizio ricorrente. In questo senso il partner diventa il soggetto che porta cultura cyber sul territorio, sfruttando la relazione di fiducia già costruita con il cliente.
Una filiera di competenze e fiducia
Nel file emerge con forza l’idea di costruire una vera filiera di competenze e fiducia.
Il cliente finale, soprattutto se piccolo, spesso non ha un responsabile IT interno né competenze specifiche per valutare correttamente i rischi.
Il partner, invece, conosce l’azienda, ne segue l’infrastruttura e può accompagnarla in un percorso di maggiore consapevolezza.
La relazione tra vendor e partner è quindi centrale.
Infosecbox fornisce tecnologia, SOC, competenze e supporto; il partner porta la conoscenza del cliente e la capacità di tradurre la sicurezza in valore concreto.
È in questo equilibrio che la proposta può diventare davvero efficace.
Rovagnati spiega anche perché il supporto del vendor può aiutare i partner ad affrontare temi che prima potevano apparire complessi: “Alcuni partner avevano timore a parlarne e lo hanno tuttora, ma la nostra presenza permette loro di essere meno timorosi avendo a fianco una realtà strutturata”.
Supporto commerciale, marketing ed eventi sul territorio
L’accompagnamento al canale non si limita agli aspetti tecnici. Infosecbox mette a disposizione dei partner supporto commerciale e marketing, collaborando all’organizzazione di webinar, eventi, tavole rotonde e momenti di confronto con i clienti finali.
Questo approccio è particolarmente importante perché consente ai partner di affrontare il tema della sicurezza con maggiore autorevolezza.
Particolarmente d’impatto è il lavoro sul territorio.
Infosecbox ha da poco realizzato un evento per i partner con Ready Informatica a Verona ed è un esempio concreto di come l’azienda intenda sostenere i partner anche in presenza, partecipando a iniziative locali e contribuendo a creare occasioni di dialogo con le imprese.
Questa vicinanza rappresenta un elemento distintivo. In un mercato dove molte relazioni si sviluppano attraverso portali, piattaforme e comunicazioni digitali, la disponibilità a essere presenti fisicamente accanto al partner può rafforzare la fiducia e accelerare l’adozione della soluzione.
Verso l’accordo con Runner
La crescita della rete porta Infosecbox ad annunciare la firma di un accordo con il distributore Runner. Il riferimento è significativo perché segnala l’evoluzione del modello di canale.
Dopo una prima fase di costruzione diretta della rete partner, l’azienda sente l’esigenza di appoggiarsi anche alla distribuzione per gestire meglio l’aumento degli operatori interessati e rendere più capillare la propria presenza sul mercato.
La logica è coerente con la crescita registrata: Infosecbox conta circa cinquanta partner dopo circa un anno di attività commerciale sul canale.
L’ingresso di un distributore consente una maggiore scalabilità, semplificando il rapporto con i rivenditori e aiutando l’azienda a sostenere una domanda in aumento.
La fiducia accelera l’adozione nelle microimprese
Nel segmento delle microimprese, il rapporto personale tra cliente e partner resta una leva fondamentale.
Molte realtà non acquistano sicurezza partendo da una valutazione tecnica dettagliata, ma dalla fiducia verso chi da anni segue i sistemi informatici dell’azienda.
Rovagnati lo racconta in modo molto concreto: “Il partner piccolino magari si muove di più sui clienti basando tutto sulla fiducia che si è creata negli anni. Lì addirittura le vendite sono più rapide”.
Questo aspetto è decisivo per comprendere il potenziale del modello. La microimpresa non sempre è pronta a ragionare in termini di SOC, MDR o compliance.
Ma può comprendere il valore della protezione se il messaggio arriva da un interlocutore conosciuto, capace di spiegare con semplicità che il rischio non riguarda solo le grandi aziende.
NIS2 e supply chain spingono la domanda
Un altro fattore che sta cambiando il mercato è la pressione normativa, in particolare legata alla NIS2. Anche quando una piccola impresa non rientra direttamente nel perimetro della normativa, può trovarsi coinvolta perché lavora con aziende più grandi o fa parte di una filiera soggetta a requisiti più stringenti.
In questo senso la cybersecurity diventa anche una leva di competitività. Un’impresa più sicura è più affidabile per clienti e partner industriali. Rovagnati collega il tema alla protezione dei dati e alla continuità operativa: “I dati delle aziende sono fondamentali, sono il vero patrimonio delle aziende. Se un attaccante tira giù un server e stai fermo per una settimana, quelli sono tutti costi”.
La NIS2, quindi, non è solo compliance. Può diventare un’occasione per costruire resilienza operativa, ridurre l’esposizione al rischio e qualificarsi meglio all’interno delle supply chain.
Formazione e awareness per ridurre il rischio umano
Dentro Securebox trova spazio anche un modulo di formazione degli utenti. È un elemento importante perché nelle piccole imprese il fattore umano rimane uno dei principali punti deboli.
Un clic sbagliato, una mail di phishing o credenziali gestite male possono aprire la strada a incidenti significativi.
Il percorso di awareness integrato è pensato per essere snello, certificato e tracciabile, con contenuti adatti a un target che non può sostenere programmi formativi troppo complessi o costosi. La formazione viene quindi inserita nella logica complessiva della soluzione: non un componente accessorio, ma una parte della postura di sicurezza.
Anche in questo caso il ruolo del partner è centrale. Infosecbox forma i partner affinché possano a loro volta portare conoscenza e consapevolezza ai clienti finali. La tecnologia, da sola, non basta: deve essere accompagnata da un lavoro culturale continuo.
SOC, MDR ed endpoint security in un’unica proposta
Il SOC H24 è uno dei pilastri della proposta. Ma nella visione di Infosecbox il SOC non è isolato: si collega alla protezione endpoint e alle attività di monitoraggio e risposta.
Per questo Rovagnati spiega che “il SOC fa la differenza” e che, per l’azienda, SOC significa anche MDR, perché l’endpoint viene monitorato 24 ore su 24 dal SOC.
Questa impostazione permette al partner di proporre al cliente una soluzione più completa, senza dover assemblare strumenti diversi, gestire molteplici listini o costruire da zero un’offerta di servizi cyber ricorrenti.
La possibilità di avere un prezzo unico e competitivo è uno degli elementi che rendono la proposta adatta alle aziende più piccole.
Pur essendo nata per micro, piccole e medie imprese, Securebox può essere applicata anche a contesti più grandi.
Rovagnati lo sottolinea chiaramente: “La soluzione non ha un limite, gliel’abbiamo voluto dare noi proprio perché vogliamo andare su quel mercato”. Il manager parla di circa 200 installazioni dall’avvio dell’attività commerciale e anche di progetti di dimensioni significative, compresa un’installazione in Svizzera da mille utenti.
Questo dimostra che la soluzione può crescere oltre il target di partenza, pur mantenendo come identità principale la capacità di rendere accessibile la cybersecurity H24 alle imprese meno strutturate.
Per il canale, questa scalabilità è rilevante perché consente di costruire un’offerta progressiva: partire dalla microimpresa, sviluppare servizi ricorrenti e poi affrontare clienti più grandi, mantenendo lo stesso impianto tecnologico e consulenziale.
Anche una polizza per il rischio residuo
Infosecbox affronta il tema della sicurezza con un approccio pragmatico. La protezione totale non esiste e una quota di rischio residuo rimane sempre, anche quando l’azienda dispone di firewall, antivirus, backup, SOC e monitoraggio.
Per questo la proposta include anche una polizza specifica, denominata Polizza Securebox, pensata per coprire il rischio residuo. Nel file viene spiegato che la copertura è stata costruita con Net Insurance e viene offerta gratuitamente per il primo anno ai clienti finali.
È un tassello che rafforza il posizionamento della soluzione, perché aggiunge alla prevenzione e al monitoraggio anche una componente di mitigazione economica del rischio. Per una piccola impresa, questo può rendere più comprensibile il valore complessivo dell’investimento.
Un mercato ancora da educare
La sfida principale resta culturale. Molte aziende hanno iniziato a comprendere che la cybersecurity è necessaria, ma nelle realtà più piccole permane l’idea di non essere bersagli interessanti.
È una convinzione pericolosa, perché gli attacchi non colpiscono solo le grandi organizzazioni. Spesso sfruttano vulnerabilità diffuse, credenziali esposte e sistemi poco protetti.
Rovagnati sintetizza bene questo nodo: “Le aziende pensano: chi mai mi attaccherà, che sono così piccolo. Invece tu finisci sempre dentro in uno strascico di qualcuno che sta cercando”.
È proprio qui che il canale può fare la differenza. Il partner deve aiutare il cliente a capire che la sicurezza non riguarda solo chi gestisce grandi infrastrutture, ma qualunque azienda che utilizzi dati, sistemi digitali, posta elettronica, software gestionali e connessioni di rete.
La distribuzione come leva per crescere
Il riferimento a Ready Informatica e all’accordo con Runner conferma che Infosecbox sta entrando in una fase di maggiore strutturazione del canale.
La rete dei partner cresce, gli eventi sul territorio diventano occasioni per generare consapevolezza e la distribuzione può aiutare a sostenere la scalabilità commerciale.
Per un vendor che punta alle micro e PMI, la capillarità è un fattore essenziale. Il mercato potenziale è ampio, ma frammentato.
Raggiungerlo richiede partner vicini ai clienti, distributori capaci di ampliare la copertura e un vendor disposto a supportare concretamente la rete.
In questo scenario, Securebox diventa non solo un prodotto, ma una piattaforma attorno alla quale costruire servizi, relazioni e nuove opportunità di business per il canale ICT.






