La diffusione del cloud ha cambiato radicalmente il modo in cui le aziende acquistano, utilizzano e gestiscono le risorse IT.
La possibilità di attivare capacità elaborativa, storage e servizi applicativi in pochi minuti ha reso l’infrastruttura tecnologica molto più flessibile rispetto al passato. Allo stesso tempo, però, ha introdotto nuove complessità nella gestione della spesa.
Se il modello tradizionale era caratterizzato da investimenti iniziali facilmente pianificabili, il cloud si basa su consumi variabili che possono cambiare di mese in mese, rendendo indispensabili strumenti di controllo più evoluti.
È in questo scenario che il FinOps si sta affermando come una delle discipline più rilevanti dell’IT moderno.
L’obiettivo non è semplicemente ridurre i costi, ma ottimizzare gli investimenti nel cloud affinché ogni euro speso generi valore per il business.
Per partner, system integrator e managed service provider il FinOps rappresenta una significativa opportunità di differenziazione, perché consente di affiancare alle competenze tecnologiche servizi consulenziali ad alto valore aggiunto.
Il FinOps diventa una priorità strategica
La crescente attenzione verso il FinOps è confermata anche dai numeri. Secondo il report State of FinOps 2025 della FinOps Foundation, il controllo della spesa cloud continua a essere la priorità assoluta per le organizzazioni che adottano servizi cloud.
L’ottimizzazione dei costi rimane infatti il principale obiettivo delle iniziative FinOps, seguita dalla gestione dei workload AI, dalla governance degli ambienti multi-cloud e dal miglioramento della capacità di previsione della spesa.
La stessa ricerca evidenzia come il FinOps non sia più limitato alle sole infrastrutture cloud tradizionali.
Le aziende stanno estendendo le pratiche di governance economica anche ai servizi SaaS, alle licenze software, ai container, agli ambienti kubernetes e, sempre più frequentemente, alle risorse dedicate all’intelligenza artificiale, che richiedono elevate capacità computazionali e possono incidere in modo significativo sui budget IT.
Parallelamente, cresce anche il livello di maturità delle organizzazioni.
Le imprese stanno passando da semplici attività di monitoraggio dei costi a modelli organizzativi nei quali IT, finanza e responsabili delle linee di business condividono responsabilità e obiettivi comuni nella gestione delle risorse cloud.

L’Italia accelera sul cloud
Anche il mercato italiano mostra segnali di forte crescita. Secondo l’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty del Politecnico di Milano, nel 2024 il mercato italiano del cloud ha raggiunto un valore di circa 6,8 miliardi di euro, con una crescita del 24% rispetto all’anno precedente.
A trainare gli investimenti sono soprattutto Public Cloud e Hybrid Cloud, mentre aumenta l’adozione di piattaforme cloud-native e servizi basati sull’intelligenza artificiale.
L’evoluzione interessa anche le piccole e medie imprese. Le ricerche del Politecnico evidenziano una crescita costante dell’utilizzo del cloud nelle PMI, sempre più orientate verso modelli Software as a Service per i software gestionali e le applicazioni di collaborazione.
Questa evoluzione rende ancora più importante il controllo dei consumi, soprattutto nelle organizzazioni che utilizzano contemporaneamente servizi erogati da diversi provider.
Molte aziende italiane stanno infatti adottando strategie multi-cloud per evitare fenomeni di lock-in tecnologico e sfruttare i servizi più adatti alle diverse esigenze applicative.
Se da un lato questa scelta aumenta la flessibilità, dall’altro rende più complessa la gestione economica delle risorse, rafforzando il ruolo delle pratiche FinOps.
Dal controllo della spesa alla creazione di valore
Una delle convinzioni più diffuse è che il FinOps coincida con la riduzione dei costi. In realtà, la disciplina nasce con un obiettivo più ampio: massimizzare il valore ottenuto dagli investimenti cloud.
In un’infrastruttura moderna non tutte le applicazioni hanno lo stesso peso. Alcuni workload sono strategici e devono privilegiare prestazioni, resilienza e disponibilità; altri possono invece essere eseguiti con configurazioni meno costose senza impatti significativi sull’operatività. Il FinOps aiuta le aziende a prendere decisioni basate sui dati, bilanciando esigenze tecniche, finanziarie e operative.
Questo approccio richiede innanzitutto una completa visibilità dei consumi. In ambienti cloud distribuiti, costituiti da centinaia o migliaia di risorse, non è sempre semplice comprendere quali servizi generino i costi maggiori, quali dipartimenti li utilizzino e quale sia il reale ritorno dell’investimento.
Il primo elemento di una strategia FinOps efficace diventa quindi la trasparenza. Attribuire correttamente ogni costo ai relativi progetti, applicazioni o unità organizzative permette di responsabilizzare i diversi team aziendali e di rendere più consapevoli le decisioni sugli investimenti tecnologici.
Dalla visibilità all’ottimizzazione continua
Una gestione efficace del FinOps parte dalla disponibilità di dati affidabili. Molte aziende scoprono di avere risorse inutilizzate, istanze sovradimensionate o ambienti di sviluppo lasciati attivi anche quando non servono. Si tratta di inefficienze che, considerate singolarmente, possono sembrare marginali, ma che nel tempo producono un impatto significativo sulla spesa complessiva.
L’attività di ottimizzazione non consiste soltanto nell’eliminare gli sprechi. Significa anche scegliere il modello di consumo più adatto alle caratteristiche dei carichi di lavoro. Le principali piattaforme cloud mettono a disposizione formule tariffarie differenti, dalle istanze on demand ai piani a consumo riservato, fino agli strumenti di commitment che consentono di ridurre i costi in cambio di un utilizzo prevedibile delle risorse. Individuare la combinazione più efficace richiede competenze tecniche, capacità di analisi e una conoscenza approfondita dei modelli di business del cliente.
Un altro elemento fondamentale riguarda la capacità di prevedere la spesa. Attraverso l’analisi storica dei consumi e strumenti di forecasting è possibile stimare l’evoluzione dei costi, identificare eventuali anomalie e pianificare con maggiore precisione gli investimenti. La prevedibilità della spesa diventa particolarmente importante nelle aziende che stanno aumentando l’utilizzo di servizi cloud per supportare iniziative di intelligenza artificiale, analytics o modernizzazione applicativa.

L’AI a supporto anche del FinOps
L’espansione dell’AI sta modificando rapidamente anche le pratiche FinOps. I modelli generativi richiedono infatti notevoli risorse di elaborazione, soprattutto durante le fasi di addestramento e inferenza, con un impatto diretto sui costi delle infrastrutture cloud.
Il report State of FinOps 2025 evidenzia come la governance della spesa legata all’AI sia ormai una delle priorità emergenti per le organizzazioni. Sempre più aziende stanno sviluppando processi dedicati al monitoraggio dei consumi generati dai servizi di intelligenza artificiale, introducendo metriche specifiche per misurare il rapporto tra costi sostenuti e valore prodotto.
Tuttavia, l’intelligenza artificiale, non rappresenta soltanto una nuova voce di costo. Sta diventando anche uno strumento di supporto alle stesse attività FinOps.
Le piattaforme di cloud management integrano funzionalità basate su machine learning capaci di individuare automaticamente anomalie nei consumi, suggerire il ridimensionamento delle risorse, prevedere l’andamento della spesa e identificare configurazioni più efficienti. Il ruolo delle persone rimane centrale, ma gli strumenti intelligenti consentono di accelerare le analisi e migliorare la qualità delle decisioni.
Gli strumenti evolvono, ma servono competenze
I principali hyperscaler hanno investito in piattaforme dedicate alla gestione economica del cloud. Soluzioni come AWS Cost Explorer, Azure Cost Management e Google Cloud Billing offrono funzionalità di monitoraggio, reportistica e analisi dei consumi sempre più sofisticate.
Accanto agli strumenti messi a disposizione dai provider si è sviluppato un ecosistema di piattaforme indipendenti specializzate nel FinOps, capaci di aggregare dati provenienti da ambienti multi-cloud, generare dashboard personalizzate e supportare attività di chargeback e showback verso le diverse unità organizzative.
La tecnologia, tuttavia, rappresenta solo una parte della soluzione. Gli Osservatori del Politecnico di Milano evidenziano come la carenza di competenze continui a essere uno dei principali ostacoli alla piena valorizzazione delle tecnologie digitali nelle imprese italiane. Anche il FinOps richiede figure professionali capaci di comprendere contemporaneamente aspetti tecnologici, finanziari e organizzativi, favorendo il dialogo tra IT, direzione finanziaria e linee di business.
Per questo motivo cresce la richiesta di servizi consulenziali che affianchino gli strumenti software con attività di assessment, definizione delle policy, formazione del personale e supporto operativo continuativo.
L’evoluzione del ruolo dei partner
L’evoluzione del mercato offre al canale ICT l’opportunità di ampliare il proprio posizionamento. Se fino a pochi anni fa il cloud era spesso percepito come un servizio infrastrutturale, oggi i clienti chiedono supporto nella gestione dell’intero ciclo di vita economico delle risorse digitali.
Per system integrator e managed service provider il FinOps rappresenta quindi un’evoluzione naturale del proprio modello di business. L’attenzione si sposta dalla semplice implementazione tecnica alla consulenza continuativa, con attività di monitoraggio, analisi dei consumi, pianificazione finanziaria e ottimizzazione delle architetture cloud.
In questo modo il partner non viene più valutato soltanto per la qualità della piattaforma implementata, ma per la capacità di contribuire concretamente all’efficienza economica e alla sostenibilità degli investimenti digitali.
Il FinOps permette quindi di costruire un’offerta basata su servizi ricorrenti piuttosto che su progetti una tantum. Servizi che accompagnano il cliente lungo tutto il ciclo di vita delle infrastrutture cloud.
Questa evoluzione favorisce anche un rapporto più stretto con il management aziendale. Le decisioni relative al cloud non coinvolgono più soltanto il responsabile IT, ma interessano sempre più frequentemente il direttore finanziario, il procurement e le linee di business. Il partner diventa quindi un interlocutore trasversale, chiamato a dimostrare come le scelte tecnologiche contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi economici dell’organizzazione.






