Deloitte Global Human Capital Trends 2026: 7 leader su 10 affermano che nei prossimi tre anni la competitività sarà connessa alla capacità di lavorare in modo flessibile.
“Organizzare dati e tecnologia – dichiara Matteo Zanza, Human Capital Leader di Deloitte Central Mediterranean – trasversalmente alle funzioni, separando l’expertise dalla struttura e rafforzare la responsabilità cross-funzionale per far emergere nuove capacità e nuovi insight è oggi una necessità. E le aziende lo stanno facendo: Moderna ha unito la funzione HR e quella IT in un unico dipartimento per ripensare come costruire e ricostruire l’azienda per crescere su larga scala”.
Sulla necessità invece di dare priorità agli investimenti sulle persone, Zanza evidenzia come questo aspetto “distinguerà le aziende che riusciranno a fare il salto alla prossima curva di crescita rispetto a quelle che rimarranno indietro. L’attuale sbilanciamento degli investimenti, che vede il 93% delle risorse allocate alla tecnologia e solo il 7% alle persone, sta generando un debito culturale e senza un’adeguata evoluzione del capitale umano, l’innovazione tecnologica è destinata a produrre un attrito organizzativo, oltre a un deterioramento della fiducia delle persone. La cultura aziendale, quindi, non deve essere considerata un elemento accessorio, ma va trattata come una vera e propria infrastruttura core del business”.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Dall’edizione 2026 del report “Deloitte Global Human Capital Trends” emerge come l’intelligenza artificiale permette di agire rapidamente a partire da un’intenzione, ma il vero vantaggio competitivo si ottiene coordinando capacità e risorse in tempo reale. In questo senso l’88% riconosce l’importanza di agire, il 77% dichiara di aver già intrapreso alcune azioni e il 7% afferma di aver compiuto progressi significativi. Il 51% dei leader considera il potenziale della collaborazione tra persone e macchine nel creare valore quando pianifica dimensione e composizione della forza lavoro mentre l’11% dei manager concorda pienamente sul fatto che la propria azienda fornisca dati e strumenti adeguati a prendere decisioni efficaci sulla distribuzione del lavoro.
Inoltre, il 59% delle organizzazioni sta adottando un approccio all’IA incentrato sulla tecnologia, ma solo il 14% dei leader ritiene di avere le competenze per gestire le interazioni tra persone e macchine. Un vantaggio competitivo sostenibile deriva sempre più dalla valorizzazione del fattore umano: competenze, pensiero critico e capacità di adattamento. Sono questi gli elementi che permettono alle organizzazioni di avviare con sicurezza il prossimo ciclo di crescita, senza fermarsi o restare indietro.
Il ritorno sugli investimenti
Integrare le persone nella trasformazione genera un ROI superiore. Le aziende che approcciano alla trasformazione mettendo la tecnologia al centro hanno 1,6 volte meno probabilità di ottenere ritorni dagli investimenti in AI rispetto a quelle che hanno adottato un approccio human-centric. Dunque, la tecnologia, se priva di una crescita parallela delle competenze umane, cessa di essere une volano per trasformarsi in un mero costo fisso. Progettare un’interazione efficace tra macchine (come robot e tool di intelligenza artificiale) e la workforce per migliorare sia le prestazioni organizzative sia la fiducia e il benessere delle persone: il 66% riconosce l’importanza di agire; il 57% dichiara di aver già intrapreso alcune azioni e il 6% afferma di aver compiuto progressi significativi.
L’intelligenza artificiale e i cambiamenti nella workforce – sottolinea il report Deloitte – stanno restringendo il tempo tra le fasi di crescita e quelle di stabilizzazione, lasciando meno spazio per avviare un nuovo ciclo di sviluppo. Se in passato bastava introdurre nuove tecnologie per rilanciare la crescita, oggi con un’IA sempre più diffusa e facilmente replicabile, questo approccio da solo non è più sufficiente.






