Dinova, una sola Intelligenza per crescere in rete

Cristiano Boscato, CEO di Dinova, racconta la nuova sede di Bologna, la strategia sull'IA e le opportunità per il canale ICT.

Cristiano Boscato, CEO e fondatore di Dinova,

Non un ufficio, ma un acceleratore: è così che Cristiano Boscato, CEO e fondatore di Dinova, descrive la nuova sede di via Zanardi a Bologna, pensata per favorire l’incontro non programmato tra competenze diverse.

L’azienda, oltre 400 collaboratori, 1.500 clienti attivi e 3.500 progetti nell’ultimo anno, pone al centro la filosofia della “sola Intelligenza”, in cui l’IA amplifica il giudizio umano invece di sostituirlo.

Boscato apre inoltre gli spazi bolognesi a università, startup e istituzioni, e indica nell’incrocio tra cybersecurity e cloud la principale opportunità di crescita per il canale ICT, chiamato a offrire competenze verticali reali accanto a Dinova.

La nuova sede di via Zanardi a Bologna viene presentata come qualcosa di più di un semplice ufficio. Quale modello di organizzazione e di lavoro vuole rendere concreto attraverso questi spazi?

Volevamo smettere di pensare alla sede come a un contenitore e iniziare a pensarla come a un acceleratore. Il modello che vogliamo rendere concreto è quello di un’organizzazione che non lavora più per compartimenti stagni, ma per intersezioni continue.

Persone con competenze diverse: chi sviluppa, chi progetta esperienze, chi si occupa di sicurezza, che condividono lo stesso spazio fisico, non solo lo stesso organigramma.

In un momento in cui il lavoro da remoto rischia di farci parlare sempre e solo con chi già conosciamo, per gli scopi che già conosciamo, abbiamo voluto uno spazio che favorisca l’incontro non programmato, perché è lì che nascono le soluzioni più originali.

Non è nostalgia dell’ufficio di una volta: è la scommessa che, in un mondo sempre più automatizzato, il valore si sposti sempre di più su ciò che nasce dal confronto diretto tra le persone.

Dinova sostiene che esista “una sola Intelligenza”, nata dal dialogo tra competenze umane e capacità computazionale. Come si traduce questa visione nei progetti sviluppati per i clienti?

Per noi l’intelligenza artificiale non è un reparto, è un modo di lavorare che attraversa tutti i progetti.

Concretamente significa che in ogni progetto, che sia una piattaforma cloud, un sistema di sicurezza o un’esperienza digitale per il cliente finale, l’IA entra come strumento che amplifica il giudizio umano, non come sostituto di quel giudizio.

Facciamo in modo che le macchine si occupino della parte che si può codificare: analisi, elaborazione, previsione; così che le persone possano concentrarsi su ciò che resta insostituibile: capire davvero il problema del cliente, valutare i compromessi, prendere decisioni che hanno un contesto che nessun algoritmo conosce fino in fondo.

“Una sola Intelligenza” significa proprio questo: non contrapporre le due componenti, ma progettare ogni soluzione partendo dal presupposto che lavorino insieme, dal primo giorno.

Dinova, una sola Intelligenza per crescere in rete
Cristiano Boscato, CEO e fondatore di Dinova

L’azienda conta oltre 400 collaboratori, 1.500 clienti attivi e 3.500 progetti realizzati nell’ultimo anno. Quali fattori hanno sostenuto questa crescita e quali obiettivi vi ponete per la prossima fase?

Questa crescita nasce da una scelta precisa fatta anni fa: non specializzarci in una sola tecnologia, ma costruire competenze trasversali su Solutions, Cybersecurity, Experience e Cloud, così da poter accompagnare i clienti su tutto il ciclo di vita della loro trasformazione digitale, invece di intervenire solo su un pezzo isolato.

Questo ci ha permesso di diventare un interlocutore affidabile anche su progetti complessi, e di trasformare molti clienti iniziali in relazioni di lungo periodo.

Per la prossima fase l’obiettivo è duplice: da un lato consolidare questa capacità integrata investendo ancora di più sulle persone e sulla formazione interna, dall’altro accelerare sull’intelligenza artificiale applicata, non come prodotto a sé, ma come componente che rende ogni nostra area, dalla cybersecurity all’experience, più efficace e più veloce nel dare risposte ai clienti.

La sede sarà aperta a imprese, università, startup, ricercatori e istituzioni. Quali iniziative intendete avviare per trasformarla in un vero hub dell’innovazione bolognese?

L’ambizione è che questi spazi diventino un punto di incontro reale, non simbolico, tra chi fa impresa e chi fa ricerca.

Concretamente stiamo lavorando su alcune direttrici: percorsi di collaborazione strutturata con il Tecnopolo e con le università del territorio, per portare qui progetti di ricerca applicata e tesi che nascano da problemi reali delle aziende; momenti aperti: talk, workshop, hackathon, pensati per far incontrare studenti, ricercatori e startup con chi in azienda lavora ogni giorno su questi temi; e spazi che restano a disposizione di realtà esterne, non solo nostre, perché un hub che ospita solo sé stesso non è un hub.

L’obiettivo di fondo è che l’innovazione qui non si accumuli in azienda, ma circoli nel territorio: più il tessuto imprenditoriale e accademico intorno a noi cresce, più cresciamo anche noi.Dinova, una sola Intelligenza per crescere in rete

Molte aziende stanno introducendo l’intelligenza artificiale con l’obiettivo principale di aumentare l’efficienza. Come si può evitare che questa trasformazione riduca il ruolo delle persone anziché valorizzarne le competenze?

Il rischio c’è, ed è reale se l’IA viene introdotta solo per tagliare tempi e costi. Il modo per evitarlo è cambiare la domanda di partenza: non chiedersi “cosa possiamo automatizzare”, ma “cosa possiamo liberare nelle persone perché si concentrino su ciò che sanno fare meglio di qualunque macchina”.

Nella pratica, questo significa investire nella formazione tanto quanto nella tecnologia, e misurare il successo di un progetto di IA non solo in ore risparmiate, ma in qualità del lavoro che resta alle persone. Se dopo l’introduzione dell’IA i collaboratori fanno più lavoro ripetitivo di prima, qualcosa è stato progettato male.

Se invece fanno più giudizio, più relazione col cliente, più pensiero strategico, l’IA ha fatto il suo lavoro. È una responsabilità che ricade tanto sulla tecnologia quanto su come la si organizza: per questo lo consideriamo un tema di leadership, non solo di innovazione tecnica.

Dinova opera nelle aree Solutions, Cybersecurity, Experience e Cloud. In quale di questi ambiti vede oggi le maggiori opportunità per il canale ICT e quale ruolo potranno avere partner, system integrator e service provider nella vostra strategia?

Oltre ovviamente al mondo AI, oggi vediamo l’accelerazione più forte all’incrocio tra Cybersecurity e Cloud: la crescente adozione di infrastrutture ibride e multi-cloud da parte delle aziende italiane sta portando con sé un fabbisogno di sicurezza che cresce più velocemente della capacità del mercato di risponderne.

È un’area dove il canale ICT ha un’opportunità enorme, ma solo se riesce a offrire competenze verticali reali, non solo rivendita di prodotti.

Per questo il ruolo di partner, system integrator e service provider nella nostra strategia è centrale: non li vediamo come semplice estensione commerciale, ma come alleati con cui costruire soluzioni integrate per i territori e i settori che noi da soli non potremmo presidiare capillarmente. La logica è la stessa che ispira la nuova sede: crescere in rete, non da soli.