Formazione in Italia, la tavola rotonda Enzima12

Un recente rapporto dell’ufficio studi di Cassa e Depositi e Prestiti ha stimato infatti la perdita di 1,3 milioni di posti di lavoro entro il 2030.

formazione

Il futuro della formazione in Italia: durante la tavola rotonda Enzima12, il dibattito e le possibili soluzioni su come affrontare i problemi e le sfide del nostro Paese.

Basso livello di istruzione, scarsa partecipazione degli italiani adulti a corsi di formazione, mismatch tra domanda e offerta di lavoro, riduzione del time to competence: sono solo alcuni dei temi che animano il dibattito contemporaneo italiano sul fronte lavoro e formazione, su cui c’è ancora tanto da fare. Un cambiamento può essere possibile solo grazie alla cooperazione di più forze di settore.

Hanno partecipato alla tavola rotonda, organizzata da Enzima12, tantissimi personaggi autorevoli come l’Onorevole Walter Rizzetto, le Senatrici Paola Mancini e Vita Maria Nocco, i Direttori di Fondimpresa, Fondirigenti e For.agri, che hanno affrontato il tema da un punto di vista sistemico, offrendo soluzioni inedite con uno sguardo preciso ai numeri di oggi.

I livelli di partecipazione formativa degli italiani sono finalmente cresciuti: la popolazione compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato ad attività di istruzione e formazione è stata pari al 9,9%, una quota per la prima volta in linea con il corrispondente valore medio europeo (10,8%), segnando così un’inversione rispetto alla contrazione del passato. Questo risultato è anche frutto di un grande lavoro dei fondi interprofessionali, attestato in ogni rapporto ufficiale dell’Istat e del Ministero. Tuttavia, nel confronto con gli altri Paesi europei, la posizione dell’Italia è ancora molto arretrata, occupando nel ranking europeo il quindicesimo posto, appena davanti a Paesi come Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia e Romania, dimostrando quindi che c’è ancora tantissimo da fare.

La crescita è poi rallentata anche dal basso livello di istruzione della popolazione: 4 italiani su 10 in età adulta sono senza diploma e soltanto meno del 27% in possesso di un titolo d’istruzione terziaria, dato che inquadra l’Italia in una delle ultime posizioni in Europa. Tutti questi gap vanno a influire su altre questioni, come ad esempio il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e gli effetti dell’inverno demografico, da cui deriva dunque la necessità di sanare tali divari che diventano con il tempo più difficili da colmare.

Un recente rapporto dell’ufficio studi di Cassa e Depositi e Prestiti ha stimato infatti la perdita di 1,3 milioni di posti di lavoro entro il 2030: ogni posto di lavoro non coperto, come ogni lavoratore sottoinquadrato, significa minore attività, salari più bassi, meno Pil.

La formazione dei lavoratori – Opportunità per il futuro e vincoli di bilancio, La Tavola Rotonda a Roma

Questo quanto emerso dalla tavola rotonda che si è tenuta a Roma lo scorso 29 novembre dal titolo “La formazione dei lavoratori – Opportunità per il futuro e vincoli di bilancio” organizzata da Enzima12, venture builder operante nei settori dei servizi per la formazione, il lavoro e l’edtech, che ha riunito in una sala gremita personalità di grande spicco appartenenti a diversi settori, da quello politico istituzionale al mondo d’impresa a quello accademico.

L’obiettivo di Enzima12 nell’organizzare la tavola rotonda è stato quello di fare un punto sulla situazione attuale in Italia per trovare nuove convergenze tra tutti gli attori coinvolti: chi costruisce le politiche per la formazione e per il lavoro, chi indirizza lo sviluppo delle imprese italiane con le proprie opportunità e con la rappresentanza, infine, chi attua sul territorio con le imprese i programmi, con un occhio anche al lato accademico.

Vincenzo Vietri, Cofounder di Enzima12, Cofounder di 12Venture e Ceo di Skills
Il guardare costantemente all’innovazione ci fa vivere il nostro percorso di crescita con una duplice ambizione: da un lato quella di chi fa impresa in modo sano e sostenibile, dall’altro quella di chi intende favorire la crescita di un intero comparto, troppo spesso legato a logiche di intervento che appartengono a un mondo che non è al passo con la rivoluzione che stiamo vivendo…

Walter Rizzetto, Presidente della XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati
In questi anni le aziende e le imprese italiane hanno perso grandi opportunità e possibilità a livello formativo, ovviamente con dei risvolti anche in termini di occupabilità. Oggi i dati ci dicono che il 32,7% della popolazione svolge poco o male attività di formazione e solo meno del 20% di lavoratori è beneficiario di formazione continua, percentuale che inevitabilmente dobbiamo impegnarci a triplicare nei prossimi anni. La politica deve correre assieme alle realtà come Enzima12 sui temi legati alla Formazione e al Lavoro: serve informare e istruire le imprese sulle enormi possibilità della formazione continua.

L’importanza dei Fondi Interprofessionali

Dalla tavola rotonda è emersa, inoltre, l’importanza dei Fondi Interprofessionali come strumenti fondamentali e integrativi agli interventi politici in un quadro organico e di sistema. I fondi, infatti, devono aiutare e supportare la politica: la loro sfida, dunque, consiste nel colmare il vuoto delle certificazioni e delineare una linea efficiente che possa prevedere e risolvere il problema del trattamento dei contributi per la formazione alla stregua degli aiuti di Stato. Investire nei fondi significa anche rafforzare l’apparato territoriale in una chiave di coesione che possa rispondere alle esigenze.

Formazione finalizzata e sfida del digitale

Eleonora Faina, Direttore Generale di Anitec Assinform di Confindustria
La formazione, infine, deve essere finalizzata all’assunzione ed è pertanto necessario parlare e ragionare dell’aspetto occupazionale dopo la formazione.
Si intreccia a tutti questi temi anche la questione del digitale in Italia che riguarda tutte le imprese e i lavoratori. “Se il divario si allarga, il sistema paese perderà un pezzo molto importante soprattutto in termini di occupabilità; è essenziale delineare una strategia nazionale che incrementi la formazione sul digitale nelle scuole, nelle università e nelle imprese, perché ancora poco si parla e si affronta la questione STEM.

Non si possono tuttavia dimenticare anche i lavori manuali, oltre che quelli digitali, come sottolineato da Paola Mancini: secondo la Senatrice è fondamentale istruire e informare le imprese alle tante opportunità che vi sono in ambito formativo, sostenendo che “Serve un cambio culturale: molto spesso imprese e imprenditori non conoscono e non sanno nulla della formazione continua.”
Il dibattito europeo sulle misure da adottare per affrontare con successo la transizione digitale e quella ecologica ha riportato al centro dell’attenzione la formazione continua come una delle poche strade percorribili per promuovere, da un lato, lo sviluppo del capitale umano e l’accrescimento dei diritti di cittadinanza dei singoli e, dall’altro, la competitività del Sistema Paese.