Giacomo Segalli, il manager che scommette sul cambiamento

Giacomo Segalli, General Manager di Infosecbox, racconta una carriera costruita su cambiamento, rischio, ascolto e capacità di rimettersi sempre in gioco.

Giacomo Segalli, il manager che scommette sul cambiamento

Ci sono carriere costruite per progressione e altre che avanzano per scommesse successive.

Quella di Giacomo Segalli appartiene alla seconda categoria.

Oggi General Manager di Infosecbox, ha attraversato oltre trent’anni di ICT passando dallo sviluppo software al commerciale, dal marketing al business development, fino alla cybersecurity, scelta quando il settore era ancora una nicchia.

Hewlett-Packard, IBM, Evidian e soprattutto Reply segnano le tappe di un percorso fatto di ruoli manageriali, nuove attività ed esperienze internazionali.

Sullo sfondo resta una cifra personale precisa: misurarsi con obiettivi difficili, accettare il cambiamento e trasformarlo in occasione.

Un’attitudine maturata anche nello sport agonistico e che ancora oggi orienta il suo modo di intendere leadership, rischio e innovazione.

Segalli si è messo in gioco rispondendo alle domande di ChannelTech.

Qual è stata la decisione professionale più difficile della sua carriera e che cosa le ha insegnato su se stesso?

Quando ho lasciato il mondo “privilegiato” delle grandi multinazionali, dove dopo 13 anni avevo raggiunto un ruolo di prestigio e una posizione di rilievo, per giocare la scommessa di fondare una start-up in un mercato (quello della sicurezza informatica) al tempo (era il 2001) di estrema nicchia, ancora poco promettente, senza players di riferimento e che di fatto era popolato da soli appassionati e nerds.

Quanto della persona che è oggi deriva dalle esperienze professionali e quanto, invece, dal suo carattere?

Credo ci siano entrambi gli elementi: le esperienze professionali mi hanno fatto crescere nelle competenze e mi hanno forgiato nella capacità operativa ed esecutiva; il mio carattere mi ha guidato nelle valutazioni e nelle decisioni.

C’è un errore che, col senno di poi, considera particolarmente importante per la sua crescita manageriale?

La troppa confidenza nelle mie capacità; a volte avrei dovuto prendermi più tempo e chiedere anche consigli.

Quando deve prendere una decisione complessa si affida maggiormente ai dati, all’esperienza o all’intuito?

Io mi avvalgo molto di dati e di informazioni; ritengo sia indispensabile conoscere la materia su cui si lavora. L’esperienza è maestra di vita; c’è sempre da tenere in considerazione quanto già sperimentato. Allo stesso tempo l’intuito è la componente che può far ragionare fuori dagli schemi e aiutare a prendere le decisioni più azzardate ma anche le più innovative e dirompenti.

Qual è la qualità che apprezza maggiormente nelle persone con cui lavora e quale comportamento, invece, fatica maggiormente ad accettare?

Apprezzo la competenza e la fiducia (fare ciò che si dice e dire ciò che si fa) mentre, per contro, non riesco ad accettare la falsità e gli intrighi. Nel mio attuale ruolo di GM in Infosecbox presto molta attenzione a mantenere questi valori come fondanti nella nostra organizzazione.

Giacomo Segalli, il manager che scommette sul cambiamento
Giacomo Segalli, General Manager di Infosecbox

Un manager oggi deve essere soprattutto competente, visionario o capace di ascoltare?

Direi che dipende dall’ambito di responsabilità settoriale. Comunque darei molto peso alla capacità di ascoltare e di direzionare le idee, le competenze e le visioni di tutta l’organizzazione: la forza di una azienda o di un gruppo è la somma di tutti i suoi componenti, mai di una sola persona che decide e che comanda.

Nel settore ICT tutto cambia molto velocemente. Lei personalmente come vive il cambiamento: come opportunità, necessità o anche come fonte di inquietudine?

Sicuramente come opportunità. Dalla scelta di frequentare l’ITIS in Informatica alle superiori e poi per tutti gli altri passaggi di studio e di lavoro, ho sempre cercato di stare nell’ambito ICT che, per me quantomeno, era dove c’erano le più innovative, che mi potevano dare nuove competenze e che mi potevano permettere di esplorare nuovi ambiti di azione.

C’è una persona, incontrata nella sua carriera o nella vita privata, che ha modificato profondamente il suo modo di vedere il lavoro?

Ci sono state tante persone che hanno influito nella mia carriera professionale: anzi direi che quasi in ogni nuova esperienza e in ogni nuova azienda in cui ho lavorato ho cercato e trovato dei punti di riferimento che mi potessero arricchire. Più che imprimere modifiche radicali, le persone mi hanno accompagnato nella mia evoluzione di come affrontare e di come interpretare il mio ruolo nei contesti in cui ho operato. Inizialmente andavo sempre a cercare l’esperienza dei colleghi più “senior”; nella mia attuale posizione, invece, mi avvalgo molto della relazione con i colleghi “più giovani”, che più di me sanno intercettare le nuove esigenze del mercato attuale, sanno utilizzare le tecnologie adeguate e sanno mettere a terra le attività nelle modalità opportune.

Quando incontra un giovane all’inizio della carriera, qual è il consiglio che sente di dargli più spesso?

Di fissarsi degli obiettivi, ma di essere sempre pronto a modificarli o a spostarli; di essere esigente, ma di saper tollerare dei compromessi temporanei; di correre veloce, ma di essere cosciente che le soddisfazioni professionali si apprezzano sul medio-lungo periodo.

Tolti risultati economici, crescita e quote di mercato, quale vorrebbe fosse il segno lasciato dal suo passaggio in azienda?

Definire un’organizzazione (persone, processi, strumenti) che sia in grado di operare anche senza la mia partecipazione o supervisione.

Giacomo Segalli, il manager che scommette sul cambiamento
Giacomo Segalli, General Manager di Infosecbox

Se fosse una tecnologia, quale sarebbe e perché?

Un HW: solido, duraturo, affidabile.

Se fosse un’innovazione tecnologica degli ultimi cinquant’anni, quale sceglierebbe?

Il Cloud: invisibile, ma potentissimo.

Se fosse un oggetto presente sulla sua scrivania, quale sarebbe?

Il quaderno per appunti.

Se fosse una città, quale sarebbe quella che meglio rappresenta il suo carattere?

In Italia, Torino

Se fosse un libro, un film o una canzone, quale sceglierebbe per raccontare qualcosa di sé?

No Surrender – Bruce Springsteen and The E-Street Band

Se fosse una qualità indispensabile per un leader, quale sarebbe?

Affidabilità.

Se fosse un mestiere completamente diverso da quello che svolge oggi, quale le piacerebbe fare?

Comandante nella marina civile.

Se fosse un momento della giornata, sarebbe l’inizio del mattino, il pieno della giornata o la sera? E perché?

Il mattino; mi piace l’idea di poter immaginare e disegnare il resto del giorno.

Se fosse una parola capace di descrivere il futuro dell’ICT, quale sceglierebbe?

Cambiamento.

Se fosse possibile mandare un messaggio al manager che era vent’anni fa, che cosa gli direbbe?

“Rifai tutto!”.