La ricerca di Sibill con Astraricerche testimonia che la diffusione è ampia, l’entusiasmo è reale, ma l’adozione resta per lo più in superficie e ancora poche PMI utilizzano l’AI con obiettivi chiari.
L’intelligenza artificiale ha conquistato l’attenzione delle PMI italiane. Quasi 9 aziende su 10 la considerano un’opportunità (1 su 2 in misura marcata) e l’81% dichiara di utilizzarla. Tuttavia solo 1 su 4 l’ha integrata nei propri processi in modo continuativo, mentre circa 1 su 3 ne fa ancora un uso occasionale e non strutturato.
I dati della ricerca di Sibil
La distinzione che emerge con chiarezza dai dati è quella tra un uso tattico (chiedere a ChatGPT di scrivere una mail, generare un’analisi veloce, rispondere a una domanda). Inoltre un’adozione strategica, quella in cui l’AI lavora sui dati dell’azienda, automatizza flussi reali, cambia il modo in cui si prendono le decisioni. La prima è la più diffusa. La seconda è ancora troppo rara. I benefici dell’uso tattico sono comunque concreti e percepibili. Quasi il 60% delle aziende che usano l’AI stima un risparmio di almeno 5 ore a settimana per persona. Tra gli strumenti più diffusi ChatGPT è presente in 2 aziende su 3, seguito da Gemini e Copilot. Un dato che conferma come l’adozione sia ancora prevalentemente orientata a strumenti generalisti, più che a soluzioni integrate nei flussi operativi.
Dove viene usata L’AI di solito
Gli ambiti di utilizzo principali restano l’analisi dei dati e la produzione di contenuti, attività ad alto volume, ma a bassa complessità strategica. Il potenziale più avanzato – l’ottimizzazione dei processi, il supporto alle decisioni, lo sviluppo di nuove offerte a partire dai dati – è ancora in gran parte inesplorato dalle PMI. Il principale ostacolo non sono i costi ma le competenze. Circa 1 azienda su 3 non sa ancora come utilizzare l’AI in modo autonomo ed efficace. A questo si aggiunge la preoccupazione su privacy e sicurezza dei dati (17%). La barriera è quindi culturale prima ancora che tecnologica.
Le conclusioni della ricerca di Sibil
Mattia Montepara, CEO e co-founder di Sibill
Il dato più interessante non è l’81% che usa l’AI, ma il 32% che la usa in modo non strutturato. Significa che molte aziende stanno sperimentando con entusiasmo, ma senza un obiettivo chiaro. In Sibill partiamo sempre dal problema: ci chiediamo dove le aziende perdono tempo, dove sbagliano decisioni, dove lasciano valore sul tavolo. È lo stesso principio con cui abbiamo costruito il nostro prodotto: l’AI è integrata nei processi perché parte da un problema reale, non da un prompt. Ed è l’unico modo in cui diventa davvero un vantaggio competitivo.
Alcune previsioni
Il 61% delle aziende prevede comunque di aumentare gli investimenti in AI nei prossimi mesi. Con punte del 72% tra le imprese medie e grandi. La direzione è chiara, ma la vera domanda è se questi investimenti serviranno ad aggiungere altri strumenti da usare in modo sporadico. Oppure a costruire qualcosa di più strutturato.






