Digitalizzazione delle relazioni B2B, solo il 17% delle imprese investe “davvero”

Lo ha riscontrato l'Osservatorio Digital B2B, secondo cui l'e-commerce B2B ha raggiunto nel 2021 453 miliardi di euro, mostrando una digitalizzazione limitata.

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Sette imprese italiane su dieci (tra grandi realtà e PMI) affermano di aver intenzione di investire nella digitalizzazione delle relazioni B2B, ma appena il 17% investe realmente una quota significativa del proprio fatturato, tra il 2% e il 5%. È quanto è emerso dai dati forniti dell’Osservatorio Digital B2B della School of Management del Politecnico di Milano. Il quale ha riscontrato che l’e-commerce B2B, inteso come il valore delle transazioni in cui l’ordine viene scambiato in formato digitale, ha raggiunto nel 2021 453 miliardi di euro, +12% rispetto al 2020, pari al 21% delle transazioni B2B totali italiane.

Sono 21mila le imprese che nel 2021 hanno utilizzato l’EDI per scambiarsi i principali documenti del ciclo dell’ordine (+5% rispetto al 2020), per 262 milioni di documenti scambiati (+4%). Tra i documenti che hanno registrato una maggiore crescita troviamo l’ordine, la conferma d’ordine e l’avviso di spedizione. Crescono del 50% rispetto al 2020 le transazioni tramite Marketplace B2b, percentuale costantemente in crescita negli ultimi 3 anni.

L’EDI si conferma quindi una tecnologia trainante per lo scambio strutturato delle informazioni in ambito B2B, anche se la sua crescita rallenta a causa dell’ingresso di altre soluzioni a supporto dei processi tra privati. I portali B2B sono attivati dal 13% delle imprese italiane e, da semplici siti per caricare documenti o fare data entry, sono negli anni diventati dei veri e propri “hub” in cui far confluire tutti i documenti del ciclo esecutivo indipendentemente dal canale su cui questi sono scambiati. Il 12% delle imprese italiane possiede un sito proprio su cui i clienti possono visionare o acquistare prodotti. Questo strumento, molto più diffuso in ambito B2C, ha iniziato a interessare anche le imprese B2B a seguito della pandemia.

Uso ancora sporadico della blockchain

A livello italiano, l’utilizzo di blockchain e tecnologie a registro distribuito a supporto di processi di relazione tra cliente e fornitore è ancora sporadico. Solo il 4% delle aziende ha avviato progetti di digitalizzazione in tal senso, tuttavia la creazione di ecosistemi B2B si sta strutturando anche sulla base di queste tecnologie. Circa il 14% delle aziende ha avviato progetti di digitalizzazione o ha intenzione di farlo entro il prossimo anno. I principali ambiti di applicazione sono la tracciabilità di prodotto, lo scambio di documenti in formato digitale e la gestione di dati interni.

I driver che spingono verso l’adozione di questa tecnologia sono il miglioramento dell’efficacia del processo, l’aumento della tempestività di risposta al mercato e la qualità dei processi aziendali e dell’efficienza, risparmiando tempo e costi operativi. Questi ecosistemi sono al momento popolati principalmente da grandi aziende che stringono accordi con altri attori della filiera per progetti congiunti, guidati dall’esperienza di società di consulenza e fornitori tecnologici, che supportano le aziende nel rimodellamento dei processi e della digitalizzazione dei flussi informativi.

In trend in ambito B2B

Tra le tendenze a livello B2b si evidenzia una forte attenzione al miglioramento della relazione con il cliente business, soprattutto a seguito dell’emergenza pandemica e un sempre più alto interesse verso la valorizzazione dei dati aziendali. Questa esigenza non si sta però ancora tramutando in un’effettiva azione. Solo un’azienda su cinque ha attivato una collaborazione con i propri clienti, con lo scambio di informazioni strategiche, mentre gran parte delle aziende si limita a uno scambio di informazioni di natura tecnica e/o commerciale.

Questa immaturità deriva da un percorso ancora in essere all’interno delle aziende sia a livello organizzativo (il 34% delle aziende registra una piena integrazione tra le diverse funzioni aziendali che hanno contatto con il cliente), sia a livello tecnologico (il 39% possiede un’infrastruttura tecnologica in grado di integrare dati presenti in vari database). Solo il 15% tuttavia si è mosso in entrambe le direzioni mostrando, almeno a livello teorico, una maturità superiore.

Una soluzione unificata di fatturazione elettronica in Europa

La fatturazione elettronica in Italia è ormai un processo stabile e consolidato e preso come esempio da molti stati europei che stanno guardando con interesse all’introduzione dell’obbligo. Da luglio 2022 l’obbligo nel nostro Paese si estenderà anche ad alcune categorie di imprese in regime forfettario. È questo un ulteriore passo avanti nella lotta all’evasione e nella digitalizzazione del nostro Paese. Per quanto riguarda la situazione a livello europeo, la Commissione Europea sta provando a disegnare una soluzione unificata di fatturazione elettronica che garantisca interoperabilità tra gli Stati membri e permetta di monitorare il gap Iva, molto aumentato a seguito della pandemia. Se il formato della fattura sembra essere consolidato, siamo lontano da un suo reale utilizzo, almeno a livello italiano.

Dal 1°aprile 2022, però, sono in vigore le nuove regole tecniche relative alla gestione delle fatture europee volte a garantire una piena rispondenza tra il formato FatturaPa e quello europeo. La principale criticità è la sostanziale non uniformità tra gli Stati membri rispetto alle procedure, alle informazioni da inserire in fattura e ai canali di trasmissione attivi per gli obblighi a livello nazionale che impongono alle imprese di doversi accordare volta per volta con i clienti business e le Pubbliche Amministrazioni riceventi. Tra i modelli di dichiarazione e fatturazione elettronica più diffusi troviamo il modello decentralizzato, presente in 19 dei 30 Paesi analizzati dall’Osservatorio, quello centralizzato, analogo a quello presente in Italia e utilizzato in 12 paesi e il modello reporting dei dati delle fatture che, similmente a quanto veniva fatto in Italia con lo spesometro, prevede di comunicare all’amministrazione fiscale i dati della fattura o un suo sottoinsieme (attivo in 11 Paesi).