Sap: Pmi resilienti e con tanta voglia di digitalizzazione

Indagine Pepe Research per Sap sull'impatto del Covid-19 sulle Pmi e il loro grado di digitalizzazione.

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Le aziende hanno vissuto una vita in accelerazione durante questo 2020 con parole chiave ben precise: responsabilità, ri-adattabilità, lavorare tanto ma per un credo specifico quello di andare avanti.

Sap: Pmi resilienti e con tanta voglia di digitalizzazione
Arianna Della Beffa, ricercatrice e sociologa di Pepe Research

Pepe Research ha condotto la ricerca per conto di Sap, un’indagine che Arianna Della Beffa, ricercatrice e sociologa di Pepe Research, ha descritto come “un’indagine qualitativa con questionario e domande aperte per capire meglio ai vertici aziendali. Sono state fatte 40 interviste tra luglio e settembre 2020. Le aziende vogliono il recupero dei fatturati e rispondere alle nuove esigenze di mercato e sicurezza lavoratori”.

Se da un lato il 60% del campione ha risposto di essere stato aperto durante il lockdown, il restante 40% ha chiuso i battenti ma, almeno il 57% di chi ha continuato a lavorare ha dovuto riorganizzarsi e riadattarsi parecchio per rimanere in pista. Così spiega della Beffa sottolineando come non fossero pronti sul fronte della digitalizzazione.

Il Covid-19 ha mostrato il lato più debole delle imprese, ma anche i loro punti di forza mettendole a nudo di fronte a una serie di decisioni che avrebbero potuto comprometterne il risultato. In alcuni casi si è capito che gli investimenti fatti in precedenza hanno portato benefici oggi, in altri casi ci si è scontrati con la cruda realtà e correre ai ripari, come ha fatto il 57% del campione.

Sap: Pmi resilienti e con tanta voglia di digitalizzazione
Fonte Pepe Research per Sap

Il cambiamento è stato soprattutto in ambito organizzativo e ha coinvolto la gestione del personale per il 77% delle aziende: ricorso significativo allo smartworking e riorganizzazione del lavoro in sede ove necessario con l’adozione, per esempio, di dispositivi di protezione individuale, distanziamenti, controllo accessi. Passando anche dal riesame dei propri modelli di business e mercati, con il disegno di nuovi prodotti o servizi, proprio per venire incontro alle esigenze emergenti del mercato, rivedendo quindi la gestione dei processi (38%) e della supply chain (42%).

Ci siamo trovati davanti a una situazione veramente particolare – spiega Della Beffa – gli intervistati hanno raccontato una grande emotività all’interno delle aziende: persone che si mettevano in malattia e mandavano certificati medici ma anche persone che volevano continuare a lavorare e quindi aiutandosi con un grande spirito unitario bello. Ma sono state ripensate molte aree e questo ripensamento avviene nel breve periodo ma avverrà anche nel medio lungo periodo perché alcuni intervistati hanno dichiarato di aver avviato i processi. E’ stato un po’ uno sconvolgimento”.

Sap: Pmi resilienti e con tanta voglia di digitalizzazione
Fonte: Pepe Research per Sap

Il ricorso alla digitale è stata la decisione più diffusa per fronteggiare l’emergenza da Covid-19, con il 70% delle aziende che ha messo in campo più progetti contemporaneamente. Nella maggior parte dei casi (64%) la strategia è stata quella di accelerare immediatamente processi previsti per il prossimo futuro, talvolta con un orizzonte temporale passato da 2 anni a 2 mesi. In alcuni casi andando ad attivare scelte che venivano procrastinate, o non prese, da tempo.

Quello che emerge dallo studio di Sap e Pepe Research è che l’iniezione di innovazione è stata forte, anche se in alcuni casi di livello base, con l’80% degli executive che ha indicato che la pandemia ha dato la giusta spinta alla digitalizzazione. Le principali innovazioni citate dagli intervistati fanno rifermento a strumenti di collaborazione, videocall come prima citazione e massiccio ricorso a webinar. Non è mancato però il potenziamento – espresso dal 67% delle aziende – di strumenti di digital marketing ed e-commerce. Centrale ovviamente l’espansione dello smart working, talvolta nella forma di home working. Tra le altre novità citate la dematerializzazione dei contratti e la virtualizzazione di prodotti e servizi.

Sap: Pmi resilienti e con tanta voglia di digitalizzazione
Fonte: Pepe Research per Sap

Ma soprattutto, oltre a ciò che è stato fatto durante l’emergenza, diversi sono i nuovi piani di digitalizzazione in programma per il 69% delle aziende. Secondo i top manager intervistati è avvenuto un vero cambiamento culturale: la rivoluzione si è innescata e non si può arrestare, ciò che prima era accessorio è ora divenuto fondamentale.

La maggior parte del management intervistato, ha spiegato la ricercatrice di Pepe Research, riteneva di avere un buon livello di digitalizzazione al momento del lockdown, nonostante ciò, tra i maggiori problemi che sono stati affrontati nel momento dell’emergenza vi sono stati diversi aspetti legati alla tecnologia. Più in particolare il nodo critico sembra essere stato quello delle infrastrutture: carenza di hardware come l’assenza (e la difficoltà di reperimento nell’immediato) di notebook e sistemi che permettessero il lavoro da remoto; oppure il fatto che lavorare da casa ha comportato il ricorso alle reti domestiche, non sempre adeguate, o la dotazione per connessioni wifi, infine sistemi sottodimensionati. Infatti anche ove presenti soluzioni per il lavoro da remoto, raramente questo era pensato per supportare il carico contemporaneo di molti accessi.

Sap: Pmi resilienti e con tanta voglia di digitalizzazione
Adriano Ceccherini, Direttore mercato piccola e media impresa Sap Italia e Grecia

Cosa ha fatto Sap per le Pmi? Adriano Ceccherini, Direttore mercato piccola e media impresa Sap Italia e Grecia, spiega che “la grande domanda di digitalizzazione ha fondato le sue radici in tre aree fondamentali che poi sono il Dna delle Pmi intelligenti: il primo una resilienza e capacità di adattarsi a nicchie di mercato e una produzione non di massa è sempre stato il fiore all’occhiello; gestire il proprio business con efficienza e crescere nel lungo periodo e il terzo tema è avere un impatto sostenibile sull’ambiente e l’economia, intesi come aderire ai programmi futuri di incentivazione a livello europeo. Se queste le aree, la domanda del 2020 ha avuto forme mutevole, forte aumento di soluzioni puntuali che andavano a sanare problematiche pressanti, che noi abbiamo fornito in modo tradizionale o pro bono. Per la seconda parte dell’anno è la domanda è da collegare a un quadro di innovazione più strutturato. Quindi si è passati da un processo da digitalizzazione di emergenza a un’integrazione in processi che portino la Pmi a competere nel mondo della nuova normalità”.