Giacomo Calef, Country Head, NS Partners analizza la situazione economica del Giappone che sta attraversando una transizione storica.
L’economia del Giappone attraversa una fase di transizione silenziosa ma solida: la crescita è moderata, tuttavia il sistema industriale continua a investire e innovare. Il mercato obbligazionario ne è la prova più evidente: il rendimento del decennale si mantiene intorno al 2% nonostante un debito pubblico superiore al 250% del PIL. La stabilità apparente non è un paradosso, ma il risultato di una struttura finanziaria peculiare. Infatti oltre l’80% del debito è detenuto da investitori domestici — banche, assicurazioni, fondi pensione — insieme agli acquisti della Bank of Japan. Questo riduce l’esposizione ai capitali esteri e attenua la pressione sui tassi.
Affrontare il futuro in modo silenzioso ma solido
Il modello giapponese si distingue per l’elevata propensione al risparmio interno, la forte integrazione tra sistema bancario e finanza pubblica e una strategia industriale orientata alla specializzazione tecnologica più che ai consumi di massa. Il Paese è una delle principali potenze esportatrici globali: autoveicoli e componentistica — con Toyota Motor Corporation tra i leader mondiali — macchinari industriali, apparecchiature per semiconduttori. Poi robotica avanzata, elettronica di precisione e materiali chimici specializzati. Nel comparto dei semiconduttori, ci sono importanti aziende che forniscono strumenti di test e macchinari indispensabili per produrre chip avanzati. Beneficiando degli investimenti globali in digitalizzazione e intelligenza artificiale.
La vulnerabilità verso l’estero
La principale vulnerabilità resta la dipendenza dall’estero per energia e materie prime, che il Giappone importa quasi integralmente. Questo limite strutturale ha però incentivato efficienza produttiva, riciclo, ricerca sui materiali e innovazione di processo, trasformando una debolezza in un vantaggio competitivo in termini di sofisticazione tecnologica. Il confronto con Cina e Stati Uniti chiarisce la posizione giapponese. La Cina domina per scala produttiva, controllo di materie prime strategiche e manifattura di massa. Oltre a essere centrale nelle tecnologie per batterie e pannelli solari. Gli Stati Uniti guidano nella progettazione dei semiconduttori, nel software e nelle grandi piattaforme digitali globali (le big tech).
Silenzioso ma solido, non protagonista però indispensabile
Il Giappone occupa invece un ruolo meno visibile ma cruciale: fornisce le macchine che producono i chip, i materiali ultrapuri necessari alla loro fabbricazione. Inoltre i robot che automatizzano le fabbriche e la componentistica di precisione che entra in automobili, dispositivi elettronici e impianti industriali. Non è sempre il protagonista finale del prodotto, ma è spesso indispensabile nelle fasi chiave della catena del valore globale. Nel 2025 il PIL reale del Giappone è cresciuto di circa +1,1%. Mentre la borsa giapponese, misurata dal Nikkei 225, ha chiuso l’anno in forte rialzo con guadagni significativi ben oltre il +25%. Riflettendo ottimismo su stimoli fiscali e utili aziendali; nel 2026 l’indice continua la tendenza positiva con livelli record e performance da inizio anno a doppia cifra.






