Luca D’Alleva, Head of Service Italia e Iberia di BCS Italia, su come i data center diventano infrastrutture strategiche per investitori, territori e governance digitale globale.
I data center sono al centro di una trasformazione profonda dell’economia digitale. Una recente analisi di Moody’s stima oltre 3.000 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture per data center nei prossimi anni, delineando un fenomeno di portata storica. Questa cifra straordinaria non rappresenta un mero dato finanziario da celebrare, ma il sintomo di una trasformazione strutturale che richiede un’interpretazione critica e lungimirante.
Data center tra domanda tecnologica e asset strategico
Dietro questi numeri si celano due dinamiche convergenti che stanno ridefinendo il settore. Da un lato, la crescente domanda di capacità di calcolo legata all’intelligenza artificiale generativa, al cloud computing e all’elaborazione di grandi volumi di dati richiede infrastrutture sempre più grandi, sofisticate e distribuite.

Dall’altro, la componente finanziaria ha trasformato la costruzione di data center in un vero e proprio asset strategico per investitori istituzionali, hyperscaler e fondi infrastrutturali. Attratti da rendimenti stabili in un contesto economico volatile.
Il ruolo predominante delle big tech statunitensi – Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Oracle e CoreWeave – nel guidare questa espansione è coerente con la loro quota maggioritaria della domanda globale di potenza di calcolo. Tuttavia, questa concentrazione solleva interrogativi cruciali sulla governance dell’infrastruttura digitale: stiamo costruendo un ecosistema aperto e resiliente, o un’oligarchia tecnologica sempre più difficile da bilanciare?
Sostenibilità energetica e responsabilità dei data center
Accanto alle proiezioni finanziarie emergono sfide strutturali che rischiano di essere oscurate dall’entusiasmo per i numeri. La sostenibilità energetica non è più un obiettivo accessorio o di semplice compliance, ma un vincolo determinante per la crescita dei data center.
La progressiva elettrificazione della capacità di calcolo, accelerata dall’adozione massiva di modelli di intelligenza artificiale ad alta intensità energetica, impone la necessità di alimentazioni stabili, scalabili e rinnovabili.
Se questi investimenti miliardari non saranno accompagnati da un piano concreto di efficienza energetica e innovazione tecnologica – dal free cooling avanzato al liquid cooling, dal recupero del calore alla progettazione modulare ottimizzata – il rischio è edificare infrastrutture energivore, incapaci di rispondere alle pressioni normative e alle aspettative ambientali di una società sempre più consapevole.
Distribuzione geografica e futuro competitivo
Un ulteriore nodo critico riguarda la distribuzione geografica degli investimenti. Se oggi la spesa si concentra prevalentemente negli Stati Uniti e in alcune aree dell’Asia-Pacifico, lo sviluppo futuro dei data center dipenderà dalla capacità dell’Europa – e dell’Italia in particolare – di attrarre capitali attraverso competenze specializzate, reti elettriche resilienti e quadri regolatori stabili.
L’opportunità per i Paesi europei non si limita all’attrazione di investimenti esteri. Infatti riguarda la costruzione di un ecosistema digitale autonomo e competitivo, capace di trattenere valore e generare occupazione qualificata. Ma anche rafforzare il legame tra data center e startup innovative, come già osservato in territori quali la Lombardia.
Benché il rischio di una “bolla speculativa” resti oggetto di dibattito, è essenziale distinguere tra euforia di breve periodo e investimenti strutturali di lungo termine. Gli impieghi di capitale nei data center rispondono a un fabbisogno reale di infrastrutture digitali, oggi indispensabili per cloud. Ma anche di intelligenza artificiale e gestione avanzata dei dati.
In sintesi, la corsa globale ai data center rappresenta una transizione epocale per l’economia digitale. Trasformare questi investimenti in un vantaggio competitivo duraturo richiede una visione strategica integrata, capace di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale, equilibrio territoriale e governance responsabile.
La sfida non è solo tecnica o finanziaria, ma anche culturale. Dobbiamo smettere di considerare i data center come semplici “fabbriche di dati” e riconoscerli come pilastri dell’economia del futuro. La cui progettazione e gestione costituiscono una responsabilità collettiva verso le prossime generazioni.






