Si parlerà di evoluzione dell’export italiano e del ruolo strategico che gioca la logistica in uno degli incontri che si svolgeranno a Milano durante l’evento Shipping, Forwarding & Logistics meet Industry 2026 (SMI26). La manifestazione si terrà dal 3 al 4 marzo prossimi presso il Centro Congressi di Assolombarda. Il 3 marzo, nel pomeriggio, la sessione ‘Cosa c’è nel Made in Italy: catene di fornitura, componenti del valore, forza dei brand’ sarà moderata da Massimo Marciani, Segretario Generale dell’Osservatorio TCR – TCR – Transport Compliance Rating.
La struttura dell’incontro
L’incontro sarà suddiviso in due parti. La prima con Fabrizio Clermont, Dirigente, Mimit; Lorenzo Tavazzi, Senior Partner & Board Member, TEHA Group; Massimo Pizzo, Senior Consultant, Brand Finance e il contributo di Adaci – Associazione Italiana Acquisti e Supply Management. Nella seconda parte una tavola rotonda coinvolgerà imprenditori che si confronteranno su come la logistica possa incidere sul valore del prodotto. Tra le aziende Accudire, Dole Italia, Haribo, Latteria Soresina, Marcegaglia e Tarros.
La resilienza dell’export e il suo ruolo nell’economia italiana
Il dibattito partirà da una considerazione generale sull’andamento economico del Paese, caratterizzato da una stagnazione del PIL. Un periodo in cui la resilienza dell’export rappresenta l’unico fattore di tenuta dell’economia, con valori che si avvicinano a quelli della Germania. Secondo le rilevazioni ISTAT, nei primi 11 mesi 2025 l’Italia ha esportato circa €591,3 miliardi, +3,1% in valore e +0,4% in volume rispetto allo stesso periodo 2024, dato trainato principalmente dal settore farmaceutico. Su mercati strategici come gli Stati Uniti, le esportazioni italiane sono cresciute dell’8%, superiori a quelle di Germania, Francia e Spagna.
Fragilità e vulnerabilità del modello italiano
Questi dati confermano il ruolo centrale dell’export per l’economia italiana. Tuttavia evidenziano anche la fragilità di un modello fortemente dipendente da fattori esterni e da flussi logistici controllati da terzi. Il modello è apparentemente efficace nel breve periodo, ma fragile e vulnerabile ad eventuali shock esterni. Con intere aree economiche refrattarie alle esportazioni italiane, come ad esempio la Cina.
La sessione pone una domanda al sistema industriale italiano: quanto l’attuale apparente solidità dell’export è accompagnata da un reale governo dei flussi e dalla resilienza delle filiere, e quanto invece rischia di restare una crescita fragile e sbilanciata? Un altro passaggio cruciale riguarda la persistente centralità del franco fabbrica nel modello italiano. Con questa formula contrattuale, l’impresa mette il prodotto a disposizione nel proprio stabilimento, trasferendo al cliente – o ai suoi intermediari – onere e rischio del trasporto.
Necessario un cambio di paradigma
Storicamente adottato per ridurre complessità e responsabilità operative, oggi mostra limiti evidenti. Ovvero delegare a terzi la gestione dei flussi significa perdere visibilità su supply chain, tempi di consegna e costi reali. Oltre a ridurre il controllo sul rapporto con il cliente finale. In questo contesto, un salto di qualità dell’economia italiana richiede un cambio di paradigma, dove la logistica non sia più un costo da comprimere, ma leva strategica per garantire continuità e competitività. Solo un approccio che consideri la logistica come elemento centrale può permettere all’Italia di trasformare l’export da crescita ‘dopato’ a componente sostenibile e controllato.






