Secondo l’Osservatorio Sibill 2026 con AstraRicerche, il commercialista rimane fondamentale per le PMI italiane, ma il rapporto è sbilanciato sugli adempimenti operativi. Quando si chiede agli intervistati del loro rapporto con il commercialista emerge con chiarezza la centralità di questa figura professionale. Cinque aziende su sei (83%) dichiarano, infatti, di non avere pieno controllo dei numeri aziendali senza l’intervento del loro commercialista. Di queste il 24,5% dichiara addirittura di non sentirsi autonoma senza il suo supporto.
L’Osservatorio Sibill 2026 analizza il rapporto tra aziende e commercialista
I dati restituiscono bene anche le principali esigenze delle aziende nei confronti del proprio commercialista. Il 33,3% delle imprese dichiara di aver bisogno di maggiore chiarezza sui numeri. Il 31% di costi più prevedibili; il 24,5% di un supporto più strutturato nelle decisioni economico-finanziarie. A queste si aggiunge un’esigenza diffusa di semplificazione. Quasi uno su quattro vorrebbe comunicazioni più semplici e veloci, magari usando di più strumenti digitali. Si tratta di richieste che vanno oltre la mera gestione degli obblighi fiscali e richiamano un ruolo più orientato all’analisi dei dati e alla pianificazione finanziaria.
Queste aspettative di chiarezza sui numeri, semplificazione e supporto nelle decisioni finanziarie si confrontano però con la realtà del rapporto quotidiano. Per quasi la metà degli intervistati, infatti, il supporto del commercialista è principalmente operativo (49.1%). Solo il 16,3% delle imprese descrive il rapporto con il commercialista come realmente consulenziale.
Quando è più utile il rapporto con i professionisti
Andando nello specifico, quando alle imprese viene chiesto in quali attività il contributo del commercialista risulti effettivamente più utile, per più di tre su quattro l’utilità sta nella ordinaria amministrazione. Molto meno nella gestione di imprevisti o problemi (37%) e scende ancora la percezione su attività a maggiore valore strategico. Ad esempio il controllo dell’andamento economico dell’attività (29,9%). Oppure il supporto alle decisioni economiche rilevanti, come investimenti e assunzioni (27,5%). È proprio in questo divario tra esigenze e realtà che si inserisce Sibill, fintech italiana che sviluppa soluzioni SaaS per PMI e commercialisti.
Osservatorio Sibill 2026, le esigenze delle PMI
Mattia Montepara, CEO e co-founder di Sibill
Siamo partiti ascoltando i nostri clienti – le imprese italiane – cercando di capire quali fossero le maggiori difficoltà nella gestione amministrativa e finanziaria. Da lì è stato naturale confrontarci con il loro interlocutore principale su questi temi: il commercialista. È così che abbiamo individuato una grande opportunità, capace di generare valore per entrambi. Come semplificare i processi, migliorare la qualità delle informazioni e la collaborazione, e trasformare un rapporto ancora troppo operativo in una collaborazione strategica.
Storia dell’Osservatorio Sibill 2026
Nata come piattaforma per la tesoreria aziendale, Sibill si è evoluta in una soluzione che utilizza l’intelligenza artificiale per automatizzare i flussi di lavoro legati alla gestione finanziaria, amministrativa e, oggi, anche a quella contabile. L’Osservatorio Sibill 2026 restituisce così l’immagine di un rapporto tra piccole e medie imprese e commercialisti con ampie opportunità di crescita per gli studi che sapranno affiancare all’operatività un ruolo più consulenziale.






