Lo studio IBM rivela come i Chief Data Officer guidano la pianificazione dati e AI. Sfide e opportunità per data-driven culture e vantaggio competitivo.
Il ruolo del Chief Data Officer (CDO) è oggi fondamentale per guidare le strategie aziendali in materia di dati, come evidenziato dal nuovo studio presentato da IBM in occasione del Web Summit. I Chief Data Officer stanno accelerando l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali, ma molti ritengono che i propri dati non siano ancora pronti per sfruttarne pienamente il potenziale.
Basato sulle risposte di 1.700 CDO in tutto il mondo, di cui 60 italiani, lo studio mette in luce un divario tra ambizioni e preparazione in materia di AI. Sebbene l’81% degli intervistati confermi che la strategia dei dati della propria organizzazione sia integrata con la roadmap tecnologica e gli investimenti infrastrutturali, solo il 26% è sicuro che i propri dati possano supportare nuovi flussi di entrate basati sull’AI. Barriere come accessibilità, completezza, integrità e accuratezza dei dati limitano il pieno utilizzo delle informazioni aziendali.
Il ruolo del CDO si evolve da custode dei dati a stratega aziendale, con responsabilità sempre più orientate ai risultati:
- Il 92% dei CDO afferma di concentrarsi sugli outcome aziendali.
- Solo un terzo riesce a descrivere chiaramente come i dati facilitino il raggiungimento dei risultati.
- In Italia, le priorità principali dei CDO includono vantaggio competitivo, governance dei dati e sicurezza.
- L’84% conferma che i propri data product esclusivi hanno generato benefici competitivi, mentre il 78% punta all’uso dei dati proprietari come leva di differenziazione.
Ambizioni AI, cultura dei dati e focus Italia
Nonostante le ambizioni elevate sull’AI, persiste un divario tra potenzialità e implementazione:
- L’81% dei CDO investe per accelerare le capacità e le iniziative AI.
- Solo il 26% ritiene di poter usare dati non strutturati per creare valore.
- L’81% applica l’AI direttamente ai dati anziché centralizzarli, mentre l’80% ha iniziato a sviluppare set di dati per addestrare AI agents.
- L’83% considera i benefici dell’AI superiori ai rischi e il 77% si fida dei risultati generati dagli agenti.
Una cultura basata sui dati è essenziale, ma la carenza di talenti può rallentare i progressi:
- L’82% dei CDO segnala che i dati sono sprecati se non accessibili ai dipendenti, mentre l’80% evidenzia l’importanza della democratizzazione dei dati.
- Il 47% fatica ad attrarre e trattenere talenti con competenze avanzate in dati e AI.
- Il 77% segnala difficoltà nel trovare ruoli chiave e solo il 53% considera efficaci le attività di recruitment.
Focus Italia
- Il 97% dei CDO italiani punta a risultati orientati al business, con il 68% capace di misurare il valore data-driven.
- Le principali sfide restano culturali e infrastrutturali: promuovere una cultura data-driven (60%) e colmare la scarsa integrazione dei dati (63%).
- L’80% ritiene i benefici degli AI agents superiori ai rischi, e l’85% conferma la difficoltà nel reperire talenti.
- Le aziende italiane vedono compliance, sovranità del dato e partnership strategiche come leve competitive per accelerare l’adozione di AI.






